ERROR HEADER

Value investing: conviene?

Colonna portante del value investing è investire in titoli "cheap": ha funzionato finora?

martedì, 29 gennaio, 2013 , ore 16:43 - 20 Commenti

Cari lettori trovo di nuovo qualche ora libera per un nuovo articolo. Oggi provo a tornare  alle origini del blog e mostrare i vantaggi del value investing, anche nella sua forma più semplice. L’anomalia “value”  fu notata ed applicata con sucesso dal “padre” del value investing, Ben Graham, che ne ha scritto a riguardo in “The Intelligent Investor” e “Security Analysis” (quest’ultimo insieme a Dodd); entrambi i libri un po’ datati, ma non hanno perso certo di attualità. I suoi insegnamenti sono stati seguiti e applicati con successo dai vari “discepoli”, da Lynch e il suo Magellan Fund, a Klarman con il suo Baupost Group, Greenblatt e il suo Gotham Capital, Roberston con il fondo Tiger, Grantham e la sua GMO, oltre ovviamente a Buffett e Munger in cima a tutti. L’elenco potrebbe andare avanti a lungo (Pabrai, John Griffin di Blue Ridge Capital, lo stesso Howard Marks di Oaktree Capital anche se con riferimento al fixed income, Bill Miller e via così).


Accademicamente i professori Fama e French ripresero quest’idea in uno dei paper più significativi in ambito di asset pricing (anche perchè dichiarò di fatto la morte del CAPM, se mai ce ne fosse stato bisogno) e dimostrarono come i titoli value sovraperformassero i titoli growth (o “glamour”) in maniera sistematicamente significativa sostanzialmente dal 1927 ad oggi e non solo negli USA, ma sostanzialmente in tutti i mercati.


Innanzitutto per “value investing”, nell’accezione più semplice, ovvero quella accademica, e da un punto di vista puramente quantitativo (quindi senza particolare riferimento a Graham e ancor più Buffett riguardo gli aspetti “qualitativi”) significa comprare titoli i cui multipli son “depressi”. Tipicamente vengono utilizzati il P/E, il P/BV, il P/CF e via così (in realtà Fama e French hanno spesso usato i reciproci e quindi l’E/P, BV/P e CF/P). I titoli che presentano valori di questi multipli “bassi” (o alti se si usano i reciproci) sono i cosìdetti titoli value, mentre quando i multipli sono elevati (oppure bassi se si parla di reciproci) i titoli son definiti growth (proprio perchè incorporano aspettative importanti di crescita). Un modo per capire se i valori dei multipli sono alti o bassi è semplicemente quello di ordinare i titoli in base ad un multiplo e poi dividere il tutto in quintili (o quartili, decili… quello che si preferisce!).


Questo è proprio quello che hanno fatto i professori Fama e French nel creare il loro fattore “value” ed hanno dimostrato che i titoli value, appunto, sovraperformano i titoli growth (aggiungendoci poi nel nuovo modello di asset pricing anche i titoli small vs large, fino all’aggiunta del quarto fattore “momentum”). Questi un po’ di dati e grafici a riguardo dal database dei due professori, per capire la differenza in performance dovuta alla sola valutazione di un titolo. Tutti i grafici sono in scala logaritmica e rappresentano la crescita in eccesso sul risk free di 1$ investito ad inizio periodo (i grafici sul book-to-market e il dividend yield sono dal 1926, quelli sul cash flow ed earnings dal 1951), sono survivorship-bias free (anche perchè ribilanciati mensilmente), look-ahead bias free (poichè i dati di bilancio utilizzati son vecchi di 6 mesi) e sempre equal weight (attenzione che quest’aspetto genera automaticamente una piccola sovraperformance, proprio perchè di per sè è un “tilt” nei confronti dei titoli value, tuttavia nel sito di French si trovano anche i market-cap weighted e value-weighted e i risultati non cambiano). Le tabelle con le statistiche riepilogative mostrano sempre l’excess return annuo (qui chiamato semplicemente CAGR) sul risk free e non il rendimento assoluto:


bm graph


bm stats


cf graph


cf stats


ey graph


ey stats


dy graph


dy stats


Data Source: Fama French Database


Come possiamo vedere la sovraperformance del quintile con i titoli value è sempre significativa, soprattutto rispetto all’ultimo quintile (ovvero quello dei titoli growth/glamour). Interessante notare che l’unico caso in cui ciò non è valido è per il dividend yield, proprio perchè uno yield troppo alto spesso non è sostenibile, come spesso sottolineato in questo blog anche e specialmente da Seven. A riguardo anche un interessante studio di Credit Suisse Quantitative Research, che dimostra come la combinazione high yield + low payout (ovvero sostenibilità del dividendo) sia vincente: “High yield, Low Payout“.


Funziona anche in mercati ex-USA? Provare per credere! Sul sito di French avete tutti i dati a disposizione, inoltre sul blog del Professor Marmi trovate anche altri dati volendo (con la spiegazione in Italiano).


Questa comunque una breve tabella presa da “Value and Growth Investing: A Review and Update” di Lakonishok e Chan, che dimostra il funzionamento in tutti i paesi (ironicamente in Italia di meno, o meglio, l’attenzione posta ai cash flows è fondamentale!):


lakonishok chan


Fonte: Chan, L. K. C., Lakonishok, J., “Value and Growth Investing: A Review and Update”, July 2002


Quale multiplo utilizzare? Dai dati sopra sembrerebbe, come spesso sottolineato da me e Seven, che sarebbe consigliabile utilizzare i multipli che utilizzano il Cash Flow come misura del “valore”, tuttavia una proxy può anche essere quella dell’EBIT/EV come consigliato da Greenblatt e confermato come miglior “performer” dall’interessantissimo e semplice studio dell’ottimo Wes Gray (di Turnkey Analyst ed Empiritrage LLC) e  Frank Vogel.


Il motivo per cui questa sovraperformance è così significativa e il perchè dopo tanti anni i titoli value sul lungo termine sovraperformino quelli growth non è necessariamente chiaro. La spiegazione accademica di Fama e French, sostenitori dell’ipotesi di efficienza dei mercati, è che i titoli value siano più rischiosi (al limite del distressed) e per questo le valutazioni son così depresse e per questo si spiega il maggior premio al rischio. E’ invece un’altra l’interpretazione quella data da Graham (con riferimento a “Mr Market”), oppure altri accademici come Lakonishok, Shleifer e Vishny (poi fondatori di LSV Asset Management) insieme al professor Chan e di molti practitioners tra cui Montier e Grantham di GMO tra i miei preferiti. L’idea è che in realtà gli investitori non agiscano in maniera del tutto razionale in un primo momento e sostanzialmente finiscano per sovrastimare la crescita futura dei fondamentali di certi titoli (growth) e sottostimare quella dei titoli value, ritrovandosi poi brutte o belle sorprese rispetto alle loro aspettative e di conseguenza corregendo solo in un secondo momento le loro valutazioni, lasciando così la possibilità a chi si accorge di questo fenomeno in anticipo di ottenere un excess return sul mercato (anche in termini risk-adjusted).


L’evidenza dei fatti sembrerebbe dar ragione all’ipotesi figlia di Graham, i molti studi fatti nel campo della neuroscienza cognitiva, i frequenti (o quantomeno più frequenti di quanto l’EMH vorrebbe) booms&busts, l’accertamento dei vari bias cognitivi e psicologici degli investitori, la presenza di investitori che regolarmente battono il mercato da anni (pochi eh!) e via così, sembrerebbe confermare che i mercati sono efficienti la maggior parte del tempo, ma non sempre e le occasioni possono scaturire per i più attenti. A riguardo consiglio le letture di Montier (tanti i suoi paper che si trovano googlando su internet, ma anche i libri Behavioural Investing e Behavioural Finance Insights, eventualmente consiglio comunque il primo più recente, aggiornato e completo) e di Andrew Lo.


Inoltre diversi son stati gli studi di accademici e practitioners che hanno mostrato che in realtà il “rischio” nei titoli value non sembrebbe giustificare la loro sovraperformance (se non addirittura essere quasi del tutto assente o minore dei titoli growth). Fermo restando che parafrasando il Professor Harry Kat, il rischio è una parola, ma non una sola misura (ovvero come lo definiamo? Volatilità? Oppure nell’accezione Grahamiana, per me più sensata, “permanent loss of capital”, quindi più in termini di distress e/o drawdown?). A riguardo ne ha scritto Damodaran, Montier e soprattutto i molti paper di Haugen (scomparso di recente purtroppo) e Baker (pionieri della “low volatility/beta” anomaly), dove sostanzialmente si è dimostrato che i titoli value son spesso meno volatili, presentano minori drawdown, hanno minor beta, minor correlazione con l’indice e un minore “distress risk” (ovvero sostanzialmente meno rischiosi).


Peraltro, si può cercare di mitigare il rischio, scegliendo titoli value, ma con minor rischio. Un modo per farlo ce lo ha mostrato il Professor Piotroski con il suo Piotroski Score, oppure Steven deKlerck nel suo ottimo blog o anche combinando il fattore value con il fattore momentum, come mostrato da Asness, Moskowitz e Pedersen di AQR Capital + Chicago Booth (Value and Momentum Everywhere).


Tuttavia, come faceva notare in un paper recente Damodaran, “Investing for grown-ups? Value Investing“, spesso i gestori “value” fanno molta fatica a star dietro al benchmark e di certo non riescono a performare come nei grafici mostrati qui sopra. Come mai? Montier a mio parere ha riassunto tutto perfettamente in poche parole in un suo paper intitolato “Painting by numbers: an ode to quant” ai tempi di Dresdner Kleinwort:  “[As] much as we all like to think we can add something to the quant model output, the truth is that very often quant models represent a ceiling in performance (from which we detract) rather than a floor (to which we can add)“. Ovvero, pensiamo sempre di poter far meglio del modello “base”, che appunto rappresenterebbe un punto di partenza, ma è più probabile che quello sia in realtà il massimo (il punto di arrivo) a cui aspirare.


Comunque, a prescindere da quale sia la causa, a distanza di più di 60 anni dalla pubblicazione di “The Intelligente Investor”, il value investing e il comprare “cheap” sembra ancora funzionare alla grande.


Le fonti a riguardo son tantissime, queste un po’ di letture consigliate oltre a tutte quelle già citate:


Molti spunti di quest’articolo sono presi dall’ottimo paper di Toby Carlisle (autore di Greenbackd e fondatore di Eyquem Investment Management): “Simple But Not Easy: The Case For Quantitative Value Investment“. Peraltro autore insieme al già nominato Wes Gray di un libro che si prospetta interessante: “Quantitative Value, + Web Site: A Practitioner’s Guide to Automating Intelligent Investment and Eliminating Behavioral Errors” (tuttavia ancora non l’ho letto, vi farò sapere appena posso, anche se la scrivania è sempre piena!).


Come già dettp consiglio una visita sul sito di Damodaran e una lettura al suo paper: “Investing for grown-ups? Value Investing“.


Il paper di Lakonishok, Shleifer e Vishny che suggerisce che la sovraperformance dei titoli value è dovuta a comportamenti non perfettamente razionali degli operatori è: “Contrarian Investment, Extrapolation, and Risk” . Infine quando mi riferivo alla mancanza di “distress risk” nei titoli value, mi rifacevo a questo studio di Campbell, Hilscher e Szilagyi: “In search of distress risk“; oppure a quello di Robeco Asset Management: “Is the value premium really a compensation for distress risk?“.


Assolutamente da leggere i molti articoli a riguardo di Haugen e Baker (e il sito dedicato alla “Low Volatility Anomaly“).


 
Leggi altre news su :

Categorie : Strategie d'Investimento, Warning/Consigli
 
Analisi Fondamentale

Ti piace o ritieni utile questo articolo? Aiutaci a diffonderlo!

Su Facebook
Ti piace l'articolo?


Ti piace InvestireOggi
Su Twitter
"Twittalo"


Resta Aggiornato
Su Google+
Promuovi l'articolo
 

20 Commenti

  • # 1

    Mmmm…sarebbe interessante coniugare Value+Momentum… anche se, presa per valida la tesi delle “inefficienze emotive” di Graham, a caldo mi sembra che i due concetti siano antitetici; se scelgo un titolo (o indice, ecc…) con criterio momentum, può accadere che lo stesso sia tra quelli che gli investitori temporaneamente sopravvalutano (quindi growth)..
    Ideale quindi un titolo con bassi multipli e elevato momentum…ma esiste? :( :roll:
    Ok, ora mi dedico alle letture che ci hai consigliato!

  • # 2

    Hi Ric,

    ottimo articolo!! Congratulations!!

    Comunque l’investitore più grande del mondo sull’argomento fece un discorso molto sintetico ma alquanto efficace:

    What is the definition of Value vs. Growth stocks? No two distinct categories of business. PV of cash a company generates is what the business is worth. No distinction in our mind between growth & value. All decision you decide how much value you are going to get. When we buy a stock we think of it in terms of buying the whole enterprise. Aesop’s wrote the first investment primer “A bird in the hand (Lay out cash today) is worth two in the bush”. Esop forgot to say when you get the two in the bush and what the interest rate was. People associate growth with the birds in the bush but they still have to figure out when they get the birds. People often are not thinking of the mathematics implicit in what they are doing. [CM: All intelligent investing is value investing; then acquire more than you are paying for. Investing is where you find a few great companies and then sit on your ass.] • Source: BRK Annual Meeting 2000 • URL: • Time: April 29th 2000 http://buffettfaq.com/#i64

    Poi certo nella realtà dei fatti lo sconto lo si trova ( se e quando lo si trova! ) in settori tradizionali!!

    Ciao!

    Fab

    PS

    Comuunque davvero impressionate, il lavoro che hai fatto per sto articolo!!

    Sei diventato come Einstein:

    ” L’uomo medio cerca l’ago nel pagliao e una volta trovato si ferma, io continuo per vedere se ci sono altri aghi”

    Però ci starebbe : Richard Rastein !!

  • # 3

    @smartinvestor: da un punto di vista teorico possono anche essere due concetti che c’entrano poco e sicuramente investitori value alla Buffett&co. non hanno nemmeno mai pensato ad utilizzare il momentum. Tuttavia è un fenomeno che indubbiamente sembra stare in piedi (e su tutte le asset classes) da anni (se non più di un secolo: http://gallery.mailchimp.com/6750faf5c6091bc898da154ff/files/A_Century_of_Evidence_on_Trend_Following.pdf ) e i motivi fondamentali sottostanti ci sono (herding, career risk e smart vs dumb money). Tieni conto una cosa comunque, titoli cheap con momentum positivi e titoli growth con momentum negativo troppi se ne trovano! Un titolo value sui minimi a 5 anni che negli ultimi 6 mesi ha fatto +20% dai minimi ha più “momentum” di un titolo growth sui massimi a 5 anni che negli ultimi 6 mesi è rimasto flat! Ovvero Value non esclude Momentum e viceversa ;) Quel paper “Value & Momentum Everywhere” lo spiega benissimo ;)

    @Fab: eeehhhhhhhhhhhh prima di arrivare a Einstein ce ne vuole (anzi direi che si possa tranquillamente escludere a priori di arrivarci) :D Comunque ovviamente condivido il discorso di Buffett, anche se parla più da businessman che da investitore. La valuatazione conta eccome per i retail (e non solo)… E’ quella che offre il Margin of Safety! ;-)

  • # 4

    @ric
    che le momentum strategies abbiano riscontro statistico non ho alcun dubbio…anzi parli con uno che ne è un vero “adepto” :D
    Per adesso sto preferendo strategie momentum “”pure” con alcuni eventuali filtri, quali ad esempio medie mobili lente, ma che non considerano parametri fondamentali…
    Sarebbe comunque interessante un valido mix dei due approcci… ;-)

  • # 5

    Infatti ricordavo! Poi valuta anche che la “combo” sfrutta la correlazione ballerina tra le due anomalie ;) Cerc pure tra i paper di Empiritrage LLC ;)

  • # 6

    Buonasera a tutti sono “finito” :-) su questo sito cercando qualche informazione in più sull’analisi fondamentale. _Tutto è partito per curiosità in rete, leggendo qualcosa su Warren Buffet e sul suo metodo di investimento value.
    Tutti questi ragionamenti mi incuriosiscono, anche perchè ho sempre avuto un debole per la finanza e tutto ciò che sta dentro, non voglio ammetterlo perchè sono fondamentalmente contro un certo tipo di finanza che manda a “gambe all’aria” popoli, ma, come si dice :”informati e difenditi”..ahahah
    Vorrei partire col dire che non sono totalmente a digiuno di Economia, bilanci ecc ecc, dato che studio Economia Aziendale e ho sempre avuto un certo interesse per i numeri tranne che per quelli della matematica :-).
    Ok, dopo questa lunga,forse noiosa intro, vorrei chiedere se qualcuno mi potesse indicare qualcosa sulla quale iniziare a studiare per lo più per passione e per cultura personale cos’è il value investing e l’analisi fondamentale.
    Voglio dire va bene anche qualche libro, qualche risorsa in-line, oppure qualche articolo d’introduzione su questo sito.
    In giro, in rete, ho visto che ci sono moltissimi libri,tecnici o meno sull’argomento. Avevo visto “the intelligent investor” di B.Graham, ma solo che è totalmente in inglese, che ne dite?!?! Oppure è semplicemente meglio dare una spolverata al mio vecchio libro di Economia Aziendale??!! Aspetto qualche risposta da parte di voi esperti.
    Devo proprio dire che sono contento di essere capitato (forse a caso) su questo competente sito.

    Complimenti a chi lo gestisce. :-) :-) :D

  • # 7

    The Intelligent Investor è assolutamente consigliato, poi preparo una lista per altre letture! A presto e grazie dei complimenti ;-)

  • # 8

    Ciao Chosen1,

    di seguito una lista fatta da Jae Jun ( una sorta di Ric in versione americana ma ormai Ric, anglo italiano ideatore e gestore di questo blog, è diventato più bravo!! ) che ti può essere utile:

    http://www.oldschoolvalue.com/blog/best-investment-books-for-value-investing/

    I primi quattro me li sono fatti tutti!!

    Di seguito quelli che ti consiglio io personalmente:

    1)”The Five Rules for Successful Stock Investing” by Patt Dorsey

    2)”The Dhandho Investor” by Mohnish Pabrai

    3)”The Little Book of Valuation” by Aswath Damodaran

    4) “Il piccolo libro che batte il mercato azionario”,Joel Greenblatt, CHW Edizioni

    5) “A Few Lessons for Investors and Managers From Warren Buffett” by Peter Bevelin

    6) “Far soldi in borsa alla maniera di Warren Buffett”
    by Robert J. jr. Hagstrom

    Comunque su questi dieci indicati, ( i primi quattro del link e i sei indicati nella lista ) per uno che vuole conseguire skills da value investor a livello intermediate, i migliori tre tramite i quali ci si possono fare (efficacemente e più velocemente ) delle buoni basi di analisi fondamentale in un’ottica di value investing,sono:

    a) Il libro indicato al punto 4 del link sopramenzionato. Un Must assoluto da un punto di vsita tecnico!

    (C’è anche una versione simile in italiano ma questo testo è migliore!! )

    b) Il libro indicato al punto 1 nella lista di cui sopra. Un capolavoro per chi aspira a un livello intermediate di value investor conseguito come Dio comanda!! E Patt Dorsey l’ha scritto proprio con questa intenzione!!

    c) Il libro indicato al punto 3 del link sopramenzionato. Un piccolo capolavoro di Patt Dorsey per andare al succo sull’argomento vantaggi competitivi durevoli.

    Ovviamente il tutto da integrare con il Blog di Ric che è una miniera da cui potrai estrarre pepite moolto pregiate!!!

    Ciao e buon lavoro!!

    Fab

  • # 9

    Dimenticavo su warren buffett online, di seguito un interessante tool:

    http://www.buffettfaq.com/

    Ciao!

    Fab

  • # 10

    Dimenticavo!!

    Per quanto riguarda:

    “a) Il libro indicato al punto 4 del link sopramenzionato. Un Must assoluto da un punto di vsita tecnico!

    (C’è anche una versione simile in italiano ma questo testo è migliore!! )”

    La versione simile in italiano:

    http://www.ateneonline.it/libby/home.asp

    Ciao!

    Fab

  • # 11

    Fab posso modificare il primo commento? Preferirei non avere il mio cognome qui :/

  • # 12

    Mi son permesso da solo :D

  • # 13

    Ma figurati!!

    Sto bel Blog è casa tua e quindi siccome sei il blog owner fai come ti pare e piace!!

    Ciao!

    Fab

  • # 14

    @Chosen1

    non ti sei fatto più vivo!!

    Comunque di seguito un altro spunto:

    http://www.investopedia.com/university/financialstatements/

    Per quanto riguarda:

    “Comunque su questi dieci indicati, ( i primi quattro del link e i sei indicati nella lista ) per uno che vuole conseguire skills da value investor a livello intermediate, i migliori tre tramite i quali ci si possono fare (efficacemente e più velocemente ) delle buoni basi di analisi fondamentale in un’ottica di value investing,sono:…”

    Davo per scontato ovviamente che poi quello che più conta è la pratica!!

    Ciao!

    Fab

  • # 15

    Ciao Fab, scusami se non mi sono fatto più vivo, ma sono stato impegnato.
    Ora sto facendo un ordine di alcuni libri, e l’ordine include (per ora) il libro di Greenblatt, anche perchè è l’unico in Italiano della lista. Gli altri, in Inglese, ci metterei davvero troppo a leggerli, e a me ora serve assimilare concetti in italiano per capire, per poi comprare uno alla volta gli altri in inglese.
    Cmq grazie veramente tante per lo sforzo che hai fatto per la lista, apprezzo.
    Se avete qualche altro buon libro in mente (meglio se in italiano) sul funzionamento della borsa e in genere dei mercati finanziari, non esitate a raccomandarmeli.
    Possibilmente letture non troppo tecniche, manualistiche, ma qualcosa di chiaro e con qualche anneddoto: Mi incurioiscono molto questo tipo di letture.
    L’argomento Wall Street ha suscitato sempre in me curiosità.
    Grazie mille a tutti e a FAb!
    A presto.

  • # 16

    Ciao Chose1,

    figurati, è stato un piacere!

    1) Per quanto riguarda il link che ti avevo segnalato:

    “La versione simile in italiano:

    http://www.ateneonline.it/libby/home.asp

    Appunto è in italiano e il titolo per la precisione è:

    “Financial Accounting
    Costruire e leggere il bilancio secondo i principi contabili internazionali e nazionali

    Robert Libby, Patricia A. Libby, McGrawHill”

    Ci sono delle case history interessanti di aziende americane e online potrai scaricare l’integrazione riguardante la parte di analisi finanziaria, pure questa fatta bene.

    2)Per quanto riguarda il libro che ti avevo segnalato:

    “Far soldi in borsa alla maniera di Warren Buffett”
    by Robert J. jr. Hagstrom, Sperling & Kupfer Editori.

    E’ in italiano ma mi sa che nelle librerie online probabilmente non lo troverai perchè ormai non più disponibile!

    ( ho fatto un rapido controllo ma magari googlando un pò di più, lo becchi! )

    Comunque in alternativa in italiano:

    “Così parlò Warren Buffett: lezioni per investire in Italia”
    Autore: Cuneo Gianfilippo
    Editore: Dalai Editore

    PS Cuneo Gianfilippo: consulente italiano d’impresa di un certo standing!!

    3) Non sono inerenti al tema investire con strategia value investing ma di seguito due letture integrative che possono fare solo bene:

    a) “Il Piccolo Libro che Salva i Tuoi Soldi. Come avere la meglio su
    mercati rischiosi, sui truffatori e su voi stessi”, Jason Zweig, CHW
    Edizioni.

    Figurati che la lista di controllo semplificata per la due diligence su
    ogni tipologia di investimento è composta da ben 22 domande!!!

    b) “Sopra la banca il
    bancario campa sotto la banca il cliente crepa. Dalla parte dei
    risparmiatori per difendersi e farsi risarcire”, Gianluigi De Marchi, Nuovi Equilibri.

    c)Chi erano i banchieri che competevano per costruire un meccanismo via via più complicato e inarrestabile, sino al crollo finale e ai salvataggi forzati? Provocante e avvincente, il libro getta luce sulle forze che hanno causato la più grave crisi dai tempi della Grande depressione….

    Se ne vuoi sapere qualcosa di più:

    “Quei diavoli di derivati. Bugie e segreti dello strumento finanziario più controverso”

    Prefazione di Valter Lazzari.
    Autore, Nicholas Dunbard, EGEA.

    ( andiamo sul tecnico ma se hai un abc di cosa sono i derivati, la big picture te la puoi ricavare tranquillamente! Certo non è una lettura rilassante..!! )

    Conclusione:

    “La conoscenza necessaria per trasformare il
    sistema esistente in un sistema migliore deve venire dall’esterno del
    sistema in essere”

    by Edwards William Deming (guru della qualità)

    Ciao!

    Fab

  • # 17
  • # 18

    Dimenticavo!

    Digitare su google:

    “l’Investitore Accorto
    Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri ”

    Ti ritroverai sul blog di Giuseppe Bertoncello, giornalista finanziario indipendente e in gamba, e li troverai qualche chicca: asset allocation, filosofie d’investimento, ecc..!!

    Ciao!

    Fab

  • # 19

    Ciao Chose1,

    dimenticavo!

    Per l’asset allocation strategica con ETFs e/o Index Funds, di seguito il migliore testo in circolazione in termini di semplicità ed efficacia:

    “The Investor’s Manifesto: Preparing for Prosperity, Armageddon, and Everything in Between” by William Bernstein

    http://www.amazon.com/dp/1118073762

    Ciao!

    Fab

  • # 20

    Eh niente… dopo 3 lunghi anni succede che capito di nuovo in questo blog e leggo tutti i preziosi consigli di Fab. Grazie mille.
    p.s nel frattempo, dovendo studiare i multipli di valutazione e, in particolare, il P/BV, il buon google mi indirizza sempre su questa pagina.. Un saluto ;-)

Lascia un Commento 

Emoticons :-)  :D  :mrgreen:  :(  ;-)  :roll:  :mad: