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LTCM: l’accademia serve?

Attenzione a dismettere la produzione degli accademici come inutile!

giovedì, 26 giugno, 2014 , ore 17:44 - 20 Commenti

Cari lettori (almeno quei pochi rimasti!), so che purtroppo il tempo dedicato a questo blog è davvero poco e diverse volte ho pensato di chiuderlo in questi ultimi mesi, ma poi spero sempre di ritagliare qualche ora per aggiornarlo. Avevo diverse idee e articoli da voler presentare riguardo i mercati finanziari, ma oggi volevo deviare su argomento che mi fa riflettere spesso.


Il riferimento del titolo è al famoso fondo Long Term Capital Management, fondato nel 1993 da Meriwether (ex bond trader dell’ormai scomparsa Salomon Brothers), che aveva ingaggiato nel team accademici del calibro di Scholes e Merton (entrambi premi Nobel) e diversi PhD e “trader progidio” del calibro di Hilibrand, Rosenfeld e Haghani tra gli altri.


Non vi annoierò oltre con la storia del fondo (che personalmente ho trovato tutt’altro che noiosa e un libro di semplice narrativa  che consiglio a riguardo è “When genius failed: The rise and fall of Long Term Capital Management” di Roger Lowenstein), il punto è che il fondo nel 1997 dopo aver messo a segno un +40% annuale per 4 anni fallì, azzerando quasi del tutto il capitale nel giro di pochi mesi (e necessitando dell’aiuto della Fed e di altre banche per evitare ripercussioni sull’intero settore finanziario!).


Tra le ragioni del fallimento rimando all’ottimo paper di Jorion (“Risk Management Lessons from Long Term Capital Management“, Philippe Jorion, January 2000), ma sicuramente le dimensioni del fondo erano diventate eccessive per il tipo di strategie perseguite (oltre al fatto che molte delle strategie erano diventate “overcrowded”, il che le rende nel breve molto più “fragili” a shock nei mercati); alcune lacune nel risk management con il senno di poi sono diventate evidenti (l’utilizzo del VaR, il ridottissimo periodo di lookback per il calcolo di quest’ultimo e soprattutto delle correlazioni tra i diversi asset in portafoglio) e una strategia con un payoff fortemente asimmetrico (fatto di molti piccoli guadagni e perdite poco frequenti, ma di magnitudo eccezionale), che non aiuta a tenere i clienti “tranquilli”, proprio nel momento in cui più ce ne sarebbe bisogno.


Il tutto peraltro è stato condito con l’ingradiente peggiore, l’eccessivo utilizzo della leva (per di più soprattutto con prestiti overnight), che può trasformare anche arbitraggi pure in operazioni perdenti (il famoso “the market can stay irrational, more than you can stay solvent” di Keynes).


In ogni caso, il punto a cui voglio arrivare, è che spesso il “caso LTCM” viene tirato in mezzo da trader e investitori retail, ma anche da practitioners del settore finanziario (esperienza personale!), come una scusa per non tenere in considerazione ciò che l’accademia ha da offrire. Spesso però le critiche arrivano dall’unica ragione di dover giustificare la propria ignoranza su determinati argomenti e/o mancanza di preparazione e, peggio ancora, la pigrizia per non migliorare nessuna delle due (e ovviamente mi ci metto anche io tra questi ultimi con i post sul CAPM!).


Ovvero si finisce con una frase del tipo “hai visto che fine hanno fatto quelli di LTCM con tutti quei titoli accademici?”, che oltre a far sorridere per i motivi scritti qui sopra (ovvero che le ragioni del fallimento non sono certo diretta conseguenza dei titoli accademici del suo staff, dato che peraltro molti di loro erano trader con esperienza sul campo decennale), soffre del cosìdetto “small sample bias” (di cui parla Kahneman, nel suo splendido “Thinking, fast and slow“), ovvero il trarre conclusioni generali da pochi casi particolari. Il fatto che Bill Gates non abbia dovuto finire l’università per metter su Microsoft, non è una buona idea per la maggior parte dei giovani non iscriversi all’università (con il “tanto non serve per diventare miliardari”). Oltrettutto, una recente ricerca (anche se da parte di accademici, quindi dubito che chi non voglia ascoltare questo messaggio la prenda seriamente!) ha mostrato che i fondi con all’interno dei PhD performano meglio di quelli senza (ad essere onesti il campione mi è sembra un po’ ridotto… tanto per cambiare)!


Io sono sicuramente di parte, avendo studiato all’università ed essendo un avido lettore di paper e libri di accademici. Inoltre sicuramente l’accademia non è esente da difetti. Basta pensare al Sokal Hoax, al paper di Ioannidis riguardo l’impossibilità di replicare la maggior parte degli esperimenti pubblicati in medicina e in generale alla mancanza di comunicazione tra una parte dell’accademia e il mondo reale (il bastione dei mercati efficienti). Senza dimenticare la recente figuraccia di Rogoff e Reinhart. Senza contare che più specificamente al mondo della finanza, il rischio di data mining e over-fitting nei papers è altissimo (tanto che alcuni accademici se ne preoccupano: …and the Cross-Section of Expected Returns di Harvey, Liu, Zu – May 2014) e di certo tra costruire una strategia che funziona sulla carta e implementarla nel mondo reale ce ne passa (senza contare gli aspetti emotivi!). Infine, le persone possono ovviamente provare a sventolare il proprio titolo o la complessità delle loro strategia come garanzia di chissà cosa, con l’unico obiettivo di trovare clienti per sè (e, parola di Sir Andrew Wiles, utilizzando “immoral mathematics”).


In ogni caso se la conclusione di non leggere paper, non frequentare l’università, non ascoltare consigli di accademici o di chi ha un titolo universitario è dovuta a “guarda che fine hanno fatto quelli di LTCM con i loro premi Nobel“, piuttosto che a mancanza di competenza dell’interlocutore (lungi da me affermare che il titolo universitario sia condizione necessaria e benchè meno sufficiente!), ci si dovrebbe fermare a riflettere sui propri bias e carenze personali, che son ben più pericolosi per le nostre finanze, che un titolo universitario.


p.s. Lettura interessante a riguardo: “The two towers of finance” by The Mathematical Investor Blog.


 


 
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20 Commenti

  • # 1

    Studiare è la via maestra! e se uno ne ha le capacità , è più che giusto che si cimenti con pari suoi , nelle Università di tutto il Mondo.
    Spesso il Mondo accademico , specie se di alto livello , è visto e percepito dai più , come un luogo o luoghi , dove sono presenti persone , che non badano al concreto; nel caso specifico al Santo Gral di “far soldi a palate” !!!!
    Esempio : Il matematico o il fisico che dedicano una vita su un problema particolare che anche se risolto, chissà quando ed in che modo , sarà capito ed applicato in pratica per migliorare , la vita di tutti i giorni , di tutti noi.
    Continua nella tua ricerca e quando troverai la voglia ed il tempo scrivere , rendi partecipi tutti noi , delle tue ulteriori scoperte!
    Troverai senz’altro una platea in ascolto !

  • # 2

    Complimenti! Non hai un account twitter?!

  • # 3

    Ciao Bob, un piacere risentirti e grazie delle belle parole!

    @Luca: purtroppo no Luca, ma se devo essere sincero data la mancanza di tempo non credo sarebbe utilissimo per me :/

  • # 4

    Ciao Ric,

    bentornato, ottimo articolo come sempre!

    Per quanto riguarda:

    “Il fatto che Bill Gates non abbia dovuto finire l’università per metter su Microsoft, non è una buona idea per la maggior parte dei giovani non iscriversi all’università (con il “tanto non serve per diventare miliardari”)”

    Bill Gates è il caso più famoso ma ci sono altri esempi ancora più clamorosi perchè a differenza di Bill Gates che proveniva da un ambiente familiare e sociale di un certo standing, molti di loro provenivano da ambienti familiari e sociali nella media e in alcuni casi anche al di sotto della media!

    Di seguito un elenco parziale:

    http://www.businessinsider.com/top-100-entrepreneurs-who-made-millions-without-a-college-degree-2011-1

    Poi così a braccio, da aggiungere alla lista ci sarebbero:

    Steve Jobs, settore informatica, fondatore Apple.

    Michael Dell, settore informatica, fondatore Dell Computers.

    Tony Robbins, settore sviluppo personale ( patrimonio personale circa $500Milioni )

    Paul McKenna, settore sviluppo personale ( Patr. Pers. circa £200Milioni )

    Simon Dole, settore servizi contabilità ( Patr. Pers. circa £100Milioni )

    ( il suo sito http://www.nodegree.co.uk/top-tips-to-becoming-a-millionaire.html )

    Jamie Oliver, settore ristorazione ( Patr. Pers. circa £120 Milioni )

    Luke Johnson, settore ristorazione ( Patr. Pers. £150 Milioni )

    Kathy Ireland, settore marketing prodotti casa e abbigliamento ( Patr. Pers. $ 350 Milioni )

    Anita Roddick, ( defunta ), settore cosmetici, fondatrice della catena, The Body Shop

    Armancio Ortega, settore moda, fondatore Zara.

    Leonardo Del Vecchio, settore occhiaieleria, fondatore Luxottica.

    e via dicendo…

    Ciao! Fab

  • # 5

    Dimenticavo!

    Goldman Sachs Tweeter Says More American Kids Should Skip ‘Useless College Degrees’

    Currently, 30 million jobs in America explicitly require a college degree, but there are 60 million people with degrees. “That disconnect continues to move in the wrong direction,” he says….

    http://www.forbes.com/sites/ruchikatulshyan/2013/12/09/goldman-sachs-tweeter/

    Ciao! Fab

  • # 6

    Ciao Ric,

    prima del post di cui sopra, ne avevo scritto un altro che conteneva due, tre links, non pubblicato!

    Poi ne ho scritto un altro con due links, non pubblicato!

    Vedi tu se uno dei due lo puoi pubblicare!

    Se ti rompe le balle farlo, never mind!

    Ciao! Fab

    PS non ricordavo più la regoletta di al massimo un solo link per post!

  • # 7

    Dimenticavo!

    Il perchè e il per come la laurea non favorisce la forma mentis per fare impresa ( anzi al contrario! ) magari in un prossimo post!

    Ciao! Fab

  • # 8

    Dimenticavo!

    1) “College: Big Investment, Paltry Return”

    Only 88 schools out of the 554 in the study had a better return than the S&P. Everywhere else, students would have been better off—financially, at least—if they invested the money they spent on their college educations and never set foot in a classroom…

    http://www.businessweek.com/stories/2010-06-28/college-big-investment-paltry-returnbusinessweek-business-news-stock-market-and-financial-advice

  • # 9

    2)”Is college worth it?
    Too many degrees are a waste of money. The return on higher education would be much better if college were cheaper”

    What is not in doubt is that the cost of university per student has risen by almost five times the rate of inflation since 1983, and graduate salaries have been flat for much of the past decade. Student debt has grown so large that it stops many young people from buying houses, starting businesses or having children….

    http://www.economist.com/news/united-states/21600131-too-many-degrees-are-waste-money-return-higher-education-would-be-much-better

  • # 10

    Ciao Fab! Il punto del post non voleva essere questo (forse ho sbagliato io ad inserire la frase su Bill Gates, ma era per aggiungerla ai “clichè” sugli accademici), bensì il non denigrare il contributo degli accademici al mondo della finanza, portando esempi non pertinenti a riguardo (vedi LTCM). Il discorso altrimenti diventa davvero troppo lungo e complesso (oltre che forse ideologico?) e non adatto a questo blog! ;) A presto!!

  • # 11

    Questo blog,anche se non costantemente aggiornato, è oramai una pietra miliare nella conoscenza dell’analisi fondamentale in Italia.

    Non cancellarlo. I vecchi post continuano ad assolvere sempre una funzione didattica per i presenti e futuri investitori.

  • # 12

    Grazie delle belle parole Maste (decisamente troppo gentili, magari fosse vero!). A presto

  • # 13

    Infatti…non chiuderlo mai!!!!!!

  • # 14

    Grazie Gianpiero, a presto!

  • # 15

    Ciao Orazio,

    di seguito tre spunti interessanti per il tuo scopo:

    “trovare un fondo interessante da poter poi “replicare” in qualche modo!!!”

    1) http://www.oldschoolvalue.com/

    2) http://www.gurufocus.com/model_portfolio.php?mp=midcap

    3) http://www.valuestockscreener.com/

    In bocca al lupo per la tua tesi e ciao!

    Fab

  • # 16

    Ciao Orazio. Scusa il ritardo della risposta, ma son state settimane molto impegnate (e grazie a Fab per averti dato spunti interessanti!).

    Riguardo idee innovative per la ricerca, mi piacerebbe saperti essere utile (anche perché a quel punto vorrebbe dire sapere qualcosa che gli altri non sanno :mrgreen: ). In ogni caso mi piacciono molto (adesso con l’ondata degli smart beta va di nuovo di moda), mischiare l’effetto value (quindi comprare titoli “cheap”), con l’effetto momentum o indici di qualità dell’azione (guarda ad esempio Novy-Marx, Piotroski o Frazzini & Asness).

    Per quanto riguarda fondi value ancora in essere e ben performarti a cui ispirarti o provare a replicare guarda i migliori value funds degli ultimi decenni: GMO, Sequoia Funds, Yacktman Funds, Third Avenue, FPA Crescent, First Eagle e chissà quanti me ne scordo (oltre ovviamente a Berkshire ;) ).

    Fammi sapere se qualcosa ti può essere utile e qualsiasi cosa prova ad essere più reattivo per la prossima risposta!

  • # 17

    @Orazio

    figurati, è stato un piacere!!

    Di seguito, un altro spunto:

    http://strategiecontrarianvalue.portafogliinvestimenti.it/categories/strategie-contrarian-value

    Chi è l’analista che tratta questo portafoglio:

    http://strategiecontrarianvalue.portafogliinvestimenti.it/giancarlo-di-vona

    Chessò, magari ti metti in contatto con lui e fai direttamente un internship significativa per la tesi e/o post tesi in Horo Capital, cominciando a specializzarti come si deve operativamente sul value investing!!

    Vedi un pò tù!! In bocca al lupo!!

    Ciao! Fab

  • # 18

    @Ric

    figurati!! Piacere mio!!

    Comunque, è off topic ma solo qualche appunto su questa tua osservazione che avevi fatto:

    “Il discorso altrimenti diventa davvero troppo lungo e complesso (oltre che forse ideologico?) e non adatto a questo blog!”

    Eccoli qua:

    1) Per lavorare in Italia una laurea è superflua
    Solo per il 21% dei lavori serve un’istruzione universitaria. In Finlandia si sfiora il 50%

    http://www.linkiesta.it/per-lavorare-in-italia-laurea-superflua-grafico

    2) http://www.thembabubble.com/

    3) La radice del fenomeno, “Hourglass Economy”:

    http://www.economist.com/news/britain/21583307-growth-back-many-britons-it-does-not-feel-it-squeezing-hourglass

    E’ strutturale ormai il fenomneo non solo in UK ( USA, ecc.. ) e quindi i primi due punti sono una logica conseguenza!!

    Ciao! Fab

    PS tutto questo per dire che non è che mi ero fumato la Giamaica e avevo cominciato a sparare minchiate, insomma, stringendo il succo, carta canta!!

  • # 19

    Il blog mi è stato utilissimo per capie tanti concetti e accompagnarmi lungo ragionamenti non semplici da percorrere da soli.
    chiuderlo sarebbe come chiudere una piccola rivista specializzata.
    Spero che i contenuti del blog possano aiutare come hanno aiutato me.
    per dovere di cronaca, studiavo gli indici di redditività.
    ciao
    Tiziano

  • # 20

    Grazie del commento Tizio!

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