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Ecco un nuovo posto didattico, sempre riguardante i multipli di prezzo (vi ricordo che cliccando qui, troverete il primo su quest’argomento, in cui abbiamo visto il PSR e l’EV/Ebit).![]()
Inoltre vi lascio anche il link con tutti i post didattici pubblicati finora, che vi ricordo potete sempre trovare cliccando dall’homepage del blog sull’etichetta “Didattica”.![]()
Oggi andremo ad approfondire il discorso su un multiplo molto usato per valutare il prezzo di un’azione rispetto ai suoi dati di bilancio: il P/BV, che sta per Price To Book Value e quindi per calcolarlo sarà molto facile, si fa semplicemente il rapporto tra la capitalizzaizone complessiva di una società (numero di azioni per prezzo di una singola azione) in un determinato istante e il patrimonio netto di quella società (prendete sempre l’ultimo disponibile dai bilanci, oppure una media di quello degli altri anni!).![]()
In questo modo avrete, in maniera piuttosto immediata, un’idea di quanto il mercato valuta il patrimonio netto di un’azienda; ovvero se il multiplo vi venisse pari ad 1, significa che la capitalizzazione è esattamente pari al patrimonio netto, quindi evidentemente il mercato crede che la società non valga molto più del suo patrimonio netto. Se il multiplo è sotto 1 (quindi capitalizzazione minore del patrimonio netto) il mercato addirittura valuta la società meno del suo patrimonio netto, al contrario sopra 1 (quindi con capitalizzaizone superiore al patrimonio netto), evidentemente il mercato valuta positivamente questa società, tanto che è disposta a pagare più del patrimonio netto.![]()
Al contrario di come superficialmente si legge spesso in giro, non si può definire una società che ha P/BV inferiore a 1 necessariamente sottovalutata e una che ce l’ha superiore necessariamente sopravvalutata, perchè il rapporto P/BV è influenzato da due fattori: il Roe e la forza marchio (brand) della società.![]()
Quindi, come sempre, vi ricordo non meccanicizzare l’analisi fondamentale, ogni multiplo di prezzo (che da solo può sembrare una cosa) è sempre spiegato da altri indicatori, ratios e anche ovviamente news e aspettative che gli conferiscono un significato completamente diverso. Cercherò il più possibile attraverso questo blog e in particolare in questa sezione di porre l’attenzione su questi aspetti, in maniera tale da rendere l’analisi fondamentale più dinamica, approfondita e soprattutto utile al fine d’investimento.
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17 novembre 2008 alle 17:47
[...] Cliccando qui, potete vedere l’ultimo post didattico, riguardante il Price to Book Value (P/BV)! Segnala articolo su: Stampa articolo Invia per email Pdf [...]
17 novembre 2008 alle 19:03
Posso proporti una domanda/sfida?
La metodologia Value abrebbe impedito di comprare LEHMAN poco prima che fallisse riconoscendo che non era sottovalutata ma era proprio in fallimento, semplicemente dai valori di bilancio rilevabili dal sito di Reuther che riporta tutti i dati di bilancio e le trimestrali.
http://www.reuters.com/finance/stocks/incomeStatement?symbol=LEHMQ.PK
Oppure avrebbe rilevato LEH come sottovalutata?
Riguardo al P/BV era OK,
Brand OK
Return on Equity – 5 Yr. Avg. 20.39%
Solo le ultime 2 trimestrali segnavano una chiusura in negativo.
Ma chi non ha mai avuto nella sua storia una chiusura in negativo?
Vedi Fiat che da 5euro si è poi ripresa fino a 25. (ora è di nuovo a 5euro OK ma era per fare un esempio … di questi tempi è difficile trovarne di buoni).
Ciao e complimenti per il Blog!
17 novembre 2008 alle 19:25
Se posso dire la mia sul caso lehman, per quel poco che me ne intendo, la drastica riduzione dei total revenue (ricavi) da 2,403.0 a 6,240.0 credo sia stata determinante…almeno questa è una mia possibile spiegazione “a difesa dell’analisi fondamentale”!
17 novembre 2008 alle 19:29
ovviamente “da 2,403.0 a 6,240.0″ deve essere invertito!
17 novembre 2008 alle 19:37
Ciao FB…ovvio che puoi propormi la domanda sfida!
Innanzitutto va fatto una premessa, i titoli bancari (come quelli assicurativi) prevedono tutt’altro tipo d’analisi, con altri ratios e indicatori, considerando anche signficati diversi per quelli usati in entrambe le analisi (per esempio l’effetto leverage sulle banche è sempre stato spaventoso, ma questo perchè l’accesso che hanno questi istituti hanno al denaro e per definizione più semplice di quello di altre imprese, tipo PMI, per cui avendo un basso costo delle attività, ne alzano sproporzionatamente la leva) Inoltre i bilanci, ammetto la mia ignoranza, sono molto più difficili da leggere e a riguardo ne parlai qui ( http://analisifondamentale.investireoggi.it/perche-non-mi-piacciono-i-titoli-bancari-52.html ).
Infine detto questo, Lehman comunque non aveva avuto UNA chiusura in negativo, veniva da 5 trimestri consecutivi in cui nemmeno l’utile operativo era positivo (negativo circa per 5 miliardi) e il flusso di cassa da attività operative è stato negativo per 6 trimestri consecutivi prima del fallimento, con il capitale circolante netto che bruciava liquidità a velocità folle (ultimi due trimestri diminuivia di 29 miliardi!!). Inoltre hanno provato a rispondere alla crisi emettendo negli ultimi 2 trimestre una decina di miliardi di debiti e per cercare di limitare l’assorbimento di cassa hanno provato a immettere soldi con aumenti di capitale che però non la facevano uscire da trimestri in rosso.
Quindi situazione mooooolto brutta, investirci era un scommessa, non si andava su una turnaround, come può essere scegliere una società che per uno-due trimestre va in rosso e poi torna in utile o per una “start-up”!
Poi lo Z-Score (che dovrebbe dare un’idea delle probabilità di fallimento e che viene considerato preoccupante sotto 2.4) era di circa 0.7, davvero basso.
Infine, va sempre dato un occhio alla situazione macro e settoriale, insomma io non avrei messo un euro (e per fortuna non l’ho fatto) su una banca da luglio 2007 a questa parte!
Spero di aver risposto a tutto, a presto Fib e grazie dei complimenti!
17 novembre 2008 alle 19:40
Ovvio anche il discorso di Davixino…se l’utile ti crolla per oneri finanziari, spese maggiori, ammortamenti etc etc ci può stare, se il fatturato va giù del 60% (peraltro da una banca) vuol dire che stanno scappando tutti!
18 novembre 2008 alle 13:33
vista l’aria che tira sarebbe da approfondire non quanto una azienda poù quotare sopra il PN ma quanto sotto può arrivare…. ormai i rapporti sopra alla parità sono in via di estinzione…
18 novembre 2008 alle 15:34
suggerisco di tenere conto del valore nominale, sia perche’ vuol dire che siamo all’osso, sia perche’ un aumento di capitale non puo’ farsi sotto il valore nominale (cfr c.c.)
18 novembre 2008 alle 15:40
Eh si, ormai per molte società siamo veramente a livelli paradossali, per carità la recessione sono dlel’idea che sarà molto marcata e non passeggera, però qui si sta scommettendo su un 2009 a livelli di 80 anni prima…staremo a vedere..Indubbiamente alcuni approfondimenti di analisi fondamentale ora possono sembrare quasi stupidi o folli!
18 novembre 2008 alle 16:38
l’analisi fondamentale collegata al “sentiment” di mercato sul settore e sul mercato in generale secondo me sicuramente contribuisce ad un outperforming. bisogna pero’ stare attenti di volta in volta a focalizzarsi su indicatori diversi, p.e. ora sulle banche piu’ che il rapporto prezzo utili bisogna guardare il core tier 1 o la possibilita’ di aumenti di capitale ecc……in sintesi bisogna essere selettivi!!!
18 novembre 2008 alle 23:55
Selettivi ma soprattutto elastici!
21 novembre 2008 alle 0:03
[...] ovvero usando una scala logaritmica, è addrittura inferiore a 5.5), il PSR è inferiore a 0.6, il P/BV medio a 3 anni è di 1.7 (più che giustificato dal Roe, che lo potrebbe far arrivare quasi fino a [...]
29 novembre 2008 alle 16:27
una domanda: il book value cos’è?
quando il prezzo dell’azione vale 0,30 euro circa e ha un book value pari a 6,1 euro .. questo che vuoldire?
che il titolo è sottovalutato o che il titolo è sopravvalutato?
29 novembre 2008 alle 19:01
Ciao Ulisse, il Book Value si ottiene semplicemente facendo il Patrimonio netto diviso il numero di azioni:
Book Value = Patrimonio Netto / N° Azioni
In teoria il p/bv del titolo di cui mi chiedi è:
0.3 / 6.1 = 0.05
Ed è un valore bassissimo, che fa presagire più che una sottovalutazione, una completa mancanza di fiducia del mercato per quanto riguarda quella società. Può dipendere dal fatto che ha un Roe bassisimo o negativo e che quindi non fa utili (o più che altro perdite molto pesanti); per cui il mercato è disposto a pagare quel patrimonio netto molto meno del suo valore nominale, perchè in realtà non rende nulla!
Se hai ancora dubbi, chiedi pure!
29 novembre 2008 alle 21:46
hai un contatto msn messanger per caso Riccardo?
29 novembre 2008 alle 22:32
thetruth34@hotmail.it !
3 dicembre 2008 alle 14:29
[...] i multipli di prezzo davvero bassi (P/BV inferiore a 0.5, con un Roe 2 volte superiore al Costo del Capitale Proprio; P/E minore di 2; P/CF [...]
4 dicembre 2008 alle 18:55
[...] la parte didattica sui multipli di prezzo (qui abbiamo visto l’Ev/Ebit e il PSR, qui il P/E e qui il P/BV) andando a vedere gli ultimi due che mi interessa curare: il cosìdetto “PEG” e il [...]
11 dicembre 2008 alle 16:13
[...] quanto riguarda il prezzo, come detto il P/BV è basso rispetto al Roe, il P/E è molto basso (intorno a 4) e il PSR è inferiore [...]
23 dicembre 2008 alle 21:42
Mia opinione riguardo a:
Quando il P/BV o price to book value indica sopravvalutazione o sottovalutazione di un titolo?
forse è meglio dire che il price/BV è significativo se è 1 se
23 dicembre 2008 alle 21:47
pardon, ho combinato un pasticcio !
vedrò come rimediare
24 dicembre 2008 alle 3:16
Ciao Fabio, non ti ho capito bene! Se puoi riformula la frase!
28 dicembre 2008 alle 19:59
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salve gente sono arrivata a questo sito perchè sto scrivendo una tesi su gli intangibili, noto che siete davvero esperti perchè non mi aiutate dicendomi di più su come il metodo del merket to book value può essere utilizzato ai fini della valutazione di queste risorse? ve ne sarò grata