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Ecco un nuovo post didattico sull’analisi fondamentale, oggi riguardante i primi indicatori di prezzo. Il P/E (e il P/CF) e il P/BV li vedremo in singoli post, dato che necessitano alcuni approfondimenti.![]()
Il PSR (che sta per Price Sales Ratio, ovvero rapporto tra prezzo e vendite) è di facilissimo calcolo: si prende la capitalizzazione complessiva (n° di azioni x prezzo di una singola azione) e si divide questa cifra per il totale dei ricavi dell’azienda in questione (o una media degli ultimi 3 anni). Il valore che vi verrà fuori sarà maggiore di zero ovviamente e però ciò che interessa a noi a fini valutativi è l’estremo superiore. In genere il valore considerato spartiacque è 1.5, per cui fino a quando la capitalizzazione supera di 1 volta e mezzo i ricavi c’è da star tranquilli. Un PSR inferiore a 1.5 dovrebbe indicare una certa sottovalutazione, mentre sopra a questo valore (e in particolare fino a 2), la società potrebbe non essere “a buon mercato”.![]()
L’Ev/Ebit invece sta per Enterprise Value / Ebit. L’ebit abbiamo visto qui cosa significa, l’enterprise value invece sarebbe la teorica cifra che un potenziale acquirente dovrebbe tirar fuori se volesse comprare il 100% di una società. Il suo calcolo quindi sarà Capitalizzazione + Indebitamento Finanziario oppure se non ci sono debiti Capitalizzazione – Cassa (posizione finanziaria netta positiva). Diciamo che un valore di questo multiplo sopra 10 può incominciar a far storcere il naso, se non altro perchè può indicare un indebitamento abbastanza alto, piuttosto che un rapporto Price/Ebit alto.![]()
Attenzione se trovate valori negativi di questo indicatore, potrebbe essere una società molto conveniente: se l’ebit è positivo e quindi è il numeratore ad esser negativo, significa che la cassa (la posizione finanziaria netta positiva) è maggiore della capitaliazzazione e come faceva notare il buon Ferro Azzurro, che ha dedicato pure questo post ai titoli italiani che presentano questa caratteristica, è come se pagaste un bar 100 e però nella cassa trovate 105…conveniente no?![]()
Ovviamente per qualsiasi dubbio sono a disposizione tramite i commenti e comunque vi lascio il solito foglio riassuntivo (cliccateci sopra per ingrandire!):![]()
Vi ricordo che tutti i post didattici sono sempre disponibili sotto l’etichetta “Didattica“!
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17 novembre 2008 alle 17:46
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vorrei sapere se l’ebitida cresce è migliore per l’azienda? facciamo un esempio delle seat pagine gialle cortesemente
18 maggio 2009 alle 16:06
Ciai Antimo, l’EBITDA è una misura assoluta del reddito, per cui appunto come dato preso così significa poco.
In particolare l’ebitda è pari ai ricavi meno i costi riguardanti materie prime, servizi e personale (quindi ancora al lordo di tasse, ammortamenti&svalutazioni, interessi e via così), per cui una sua crescita è indubbiamente positiva, significa che è aumentato il reddito al netto di quei costi che ho elencato sopra.
Però ovviamente l’importante è controllare com’è cresciuto relativamente a:
1) ricavi, se i ricavi crescono più dell’ebitda, significa che rispetto all’anno precedente l’incidenza dei costi per servizi, personale e materie prime è maggiore, fattore negativo
2) crescita settoriale e macro, se l’economia è in forte espansione e i competitors settoriali raddoppiano i ricavi e l’ebitda, la società come minimo dovrà fare altrettanto, altrimenti perderà appeal rispetto alle concorrenti
3)capitale investito e livello di indebitamento, in genere non si considera l’ebitda come misura di redditività (vengono utilizzati di più ebit ed utile netto), però è ovvio che se il patrimonio e l”indebitamento sono raddoppiati da un anno all’altro e l’effetto sull’ebitda è di un misero +1%, quantomeno nel breve la società non ha usato adeguatamente le nuove risorse.
Insomma come tutte le misure assolute, il dato va calato nel contesto in cui si trova.
Nel caso di Seat, ho dato un occhio al volo all’ultima trimestrale e c’è effettivamente un aumento deciso dell’ebitda (praticamente +50%), con ricavi in calo (quindi aumento dei margini di cui parlavo nel punto 1)) e nonostante calo del patrimonio netto e dell’indebitamento (quindi aumento redditività al lordo degli ammortamenti&svalutazioni, tasse ed interessi) e quindi è da giudicare come un risultato positivo, questo però in maniera molto superficiale, non conosco per niente Seat come società, ho guardato pochissimo i bilanci e il settore non mi ha mai interessato molto.
Spero di aver chiarito tutto, qualsiasi dubbio chiedi pure!