Borsa - Quotazioni e grafici Finanza Operativa Economia Risparmio Derivati e Forex Risorse Utili Forum
Mercati

| S&P/Mib 22565.2 +24.4 0,11 %| Mibtel 0 -23040. -100,00 % |Listino Piazza Affari: A-Z

Cerca nel Blog

Danieli e Maire Tecnimont: considerazioni sui bilanci e analisi fondamentale del 2008

Analisi fondamentale e di bilancio per Danieli e Maire Tecnimont!

Danieli, Maire Tecnimont, Trimestrali&Semestrali 23-03-2009, ore 20:16 - di Riccardo

danieli_maireCome promesso ad un lettore, andiamo subito a vedere il bilancio di Danieli e con questa di un’altra società che sicuramente tra le small/mid italiane ha il mio interesse, come più volte ho manifestato: Maire Tecnimont.aggiungilinea

Incominciamo da Danieli, innanzitutto, abbiamo a disposizione solo i dati semestrali al 31-12-08, dato che la società annuncia i dati annuali a giugno (qui l’analisi fondamentale e di bilancio annuale di Danieli) :aggiungilinea

  • i ricavi a livello semestrale sono cresciuti molto bene (+27%), però sono aumentati moltissimo i costi (soprattutto quelli per materie prime, per l’aumento dei prezzi nei primi mesi 2008)  e quindi i margini (lordo ed operativo) sono andati un po’ giù con l’Ebit al-29%, tuttavia una bel guadagno sui cambi ha permesso all’utile di crescere del 28%, lasciando così il net margin pressocchè invariato
  • in sostanza quindi dal conto economico i dati non sono male, tuttavia non bisogna pensare che il crollo dei prezzi delle materie prime (che farebbe ritornare i margini ai livelli di 12 mesi fa) faccia bene a Danieli, dato che anche la domanda di acciaio, principale prodotto di Danieli è crollata e con sè il prezzo
  • da un punto di vista dello stato patrimoniale abbiamo un patrimonio netto di 742 milioni di euro, quindi quotiamo ben sotto il book value, nonostante un Roe che potremmo ipotizzare intorno al 20% e soprattutto nonostante una posizione finanziaria netta positiva per 739 milioni di euro (quindi fa parte di quelle società che quotano meno della cassa che hanno!)
  • infine a livello di flussi di cassa il capitale circolante netto è leggermente aumentato, soprattutto per un aumento delle rimanenze (cosa un po’ preoccupante e che conferma il fatto che la domanda stia calando e i magazzini restino pieni!), però il cash flow operativo segna un +25% e il free cash flow, nonostante un aumento sensibile del CapEx, segna un +34%, per un P/FCF di 7 circa, valore davvero basso e che quindi indica sottovalutazioneaggiungilinea

In sostanza a livello di bilancio, resta la mia view pienamente positiva, però se vogliamo fare un discorso di fondamentali a tutto tondo, la mia preoccupazione verte sul discorso settoriale e di domanda di acciaio, che di fatto ha trascinato giù tante belle società come Danieli (mi viene in mente una decisamente più grossa come ArcelorMittal, che ha perso credo il 70% dai massimi e aveva un bilancio altrettanto eccellente).aggiungilinea

Vediamo ora il bilancio di Maire Tecnimont (qui potete consultare l’analisi fondamentale e di bilancio di Maire Tecnimont, rispetto agli ultimi 5 anni):aggiungilinea

  • i ricavi sono andati molto su, intorno ai 2.5 miliardi per un  +24%, anche qui c’è stato un forte aumento dei costi (quelli per servizi però), l’ebit è comunque salito del 31% a quota 166 milioni, infine grazie ad un aumento dei proventi finanziari, un calo degli oneri e un’incidenza delle tasse minore, l’utile è schizzato ad un +60%, per ben 122 milioni di euro
  • da un punto di vista dello stato patrimoniale abbiamo un patrimonio netto di 330 milioni di euro (quindi un P/BV di  1.64 con un Roe intorno al 30%!), a fronte di attività immateriali e avviamento per quasi 300 milioni e di attività totali per quasi 2.5 miliardi di euro, questo è l’unico grosso di questa società a mio parere, essere decisamente sottocapitalizzata e quindi l’usare un leverage piuttosto elevato (quasi di 8 ), tuttavia la situazione patrimoniale resta solida anche grazie ad una posizione finanziaria netta positiva per 350 milioni di euro
  • andiamo infine a vedere la parte che considero più importante del bilancio, il rendiconto finanziario: qualche brutta notizia viene dal deciso aumento del capitale circolante netto, dovuto a dei crediti e rimanenze in fortissima crescita, non compensati da un aumento altrettanto rilevante dei debiti, il cash flow operativo, che risente anche di maggiori imposte differite, cala decisamente del 32% e con un capex costante a 26 milioni di euro, abbiamo un free cash flow ad 84 milioni di euro (ovvero -38% dall’anno precedente), quindi un P/FCF di 6, comunque bassissimo e infine un aumento delle disponibilità liquide di 41 milioniaggiungilinea

Anche qui resta la mia view positiva sul titolo, dalla redditività veramente incredibile e dalle buone prospettive future; tuttavia il prezzo del petrolio a questi livelli preoccupa un po’, perchè un minor CapEx delle major dell’oil (sia Usa che Euro), pesa sui bilanci di questa società, che in pratica vive di quello, inoltre l’ultimo rendiconto non mi ha fatto impazzire, con un po’ meno di cassa generata rispetto agli anni precedenti, resta comunque molto interessante e ne sto valutando un’entrata sempre in ottica di lunghissimo periodo!aggiungilinea

Nei prossimi post vedremo sicuramente come promesso Schneider Electric e Campari e poi sto sempre preparando i post didattici per l’introduzione del CAPM!

Related posts:

  1. Bilanci e situazione mercati 2008, prime (personali) considerazioni Un primo approfondimento dei bilanci 2008: Campari, Eni, CocaCola, Total,...
  2. Ima spa: analisi fondamentale e di bilancio 2008 L'analisi fondamentale, gli indicatori, i ratios e tutti i multipli...
  3. Bonifiche Ferraresi e Biesse, un’occhiata ai bilanci ed ai fondamentali Uno sguardo ai bilanci ed ai fondamentali di Biesse e...

Articoli correlati elaborati dal plugin Yet Another Related Posts.


  1. basso flottante di questo titolo potrà incidere su andamento della MAIRE T. ?

    che pensi Riccardo

    :roll:

  2. analisi del 19 marzo

    La resistenza=1,7€ di Maire Tecnimont pare veramente insormontabile (almeno al primo tentativo).
    Ne appofitterei per liquidare eventuali posizioni e mi metterei
    alla ricerca di un pattern ribassista.

  3. Grazie Ric. Come sempre ottime analisi, indubbiamente aggiornate ai tempi “tristi” che viviamo. 2 anni fa gli stessi numeri ci avrebbero fatto parlare molto diversamente …. cmq. se non sono queste le società da avere in ptf. allora ditemi voi che cosa dovremmo comprare oggi in Borsa!
    MT le ho a 1,29 euro; DANR a 4,38 euro ….. i futuri guadagni (me lo auguro) mi serviranno cmq. per recuperare le enormi ferite sopportate in questi ultimi mesi!

  4. Ciao Enrico! Il flottante da un punto di vista di analisi fondamentale incide poco, se non nel fatto che il titolo possa essere molto volatile e poco liquido, però per eventuali acquisizioni/ingressi capitali etc etc, non credo sia un problema se l’interesse è reale. Comunque indubbiamente il comportamento a 1.7 sarà importante, ma appunto, ricordiamoci che con il flottante basso, ci vuole poco a muoverlo, per cui l’AT di cui già capisco poco, sono molto restìo ad applicarla a “titoletti” del genere!

    Ciao Paolo, in bocca al lupo per i tuoi investimenti! Rispondendo alla tua domanda, non posso che concordare, se pensi che prima storcevo il naso per P/E intorno ai 10 e adesso guardo solo P/FCF sotto 10, ti fa capire quanto si sia ristretto il metodo di giudizio, ma nonostante con tanta fortuna sia rimasto fuori fino a pochi giorni fa, ammetto che una discesa di questa portata me l’aspettavo poco, soprattutto così repentina (dato che non sono convinto di aver toccato i minimi per il medio/lungo periodo). Infine le due società, sai che mi piacciono, però occhio a metterci anche qualche large cap, che per questi titoletti italiani ci vuole tanta pazienza!
    :-)

  5. Non aggiorni più la tabellina a destra sui titoli analizzati?

  6. Ciao FB! Si si non ti preoccupare, la aggiorno! Solo che per com’è fatto il codice html, solo se analizzo un singolo titolo posso mettergli il giudizio, è insomma sola una cosa del sito! :D

  7. Riccardo,ma se il petrolio dovesse tornare a 100 dollari o più,ci potrebbero essere problemi per Maire?

  8. Ciao Frank! Al contrario, un prezzo del petrolio alto per Maire Tecnimont è positivo, significa più investimenti per le grosse del petrolio (RoyalDutch, Total, Eni, Galp ed eventualmente anche società Usa e Bric)e quindi più commissioni e ptf ordini per Maire Tecnimont! Se quelle società tagliano gli investimenti, società come MT e anche Trevi o Saipem, ne risentono! :-)

  9. ” società come MT e anche Trevi o Saipem, ne risentono! ”

    tranne TENARIS !!!

    ah ahhahahahahaah

    :mrgreen:

  10. Non riesco a contattarti a questo indirizzo mail ‘thetruth34@hotmail.it’, ne hai un altro?

  11. Ciao Ric, anche se non scrivo spesso (impegni) ti seguo sempre e comunque le Maire le ho prese a 1,15…..
    Volevo chiederti su Maire: essendo una società che opera nel campo della ingegneria e progettazione è possibile che una sottocapitalizzazione sia fisiologica nel senso che non necessita di ingenti immobilizzazioni materiali?
    Grazie

  12. Ciao Enrico, non me ne perdoni una eh!! :mrgreen: Anche Tenaris ovviamente, così come Vallourec e in generale tutte quelle che offrono serizi ai petroliferi, risentono di una diminuzione del capex di quelle che lo estraggono, raffinano, distribuiscono etc etc

    Ciao Tom! E’ strano che non funzioni, comunque ti ho appena aggiunto ai contatti, appena ci troviamo in linea mi dici tutto! :D

    Ciao Salus! Sicuramente essendo un business “capital intensive” le immobilizzazione materiali non sono parte fondamentale dell’attivo per MT, però parlo proprio a livello di patrimonio netto che è troppo basso rispetto a tutte le attività, ma è una cosa che in Italia accade spesso, si finisce però che qualche svalutazione di troppo sulle attività immateriali e in generale il forte effetto leva usato, possa poi un po’ intaccare nel tempo i flussi. E’ ovvio che dipende anche dal mangment, nel senso che con quella redditività, usare un effetto leva elevato non è una pazzia, anzi è probabilmente vantaggioso, però al tempo stesso un po’ rischioso!

    Comunque in bocca al lupo per l’investimento, per ora il timing non ha tradito! :-)

  13. Occhio che mi devi scrivere tu la prima volta, se no io non ti vedo…misteri di msn.grazie mille

  14. ciao Ric
    continuo a seguire sempre il tuo blog anche se per motivi di tempo scrivo poco.
    Volevo chiederti se a proposito di Maire visto che opera nel campo dell’ingegneria e progettazione una sottocapitalizzazione può essere fisiologica visto che non dovrebbe necessitare di grossi investimenti su immobilizzazioni materiali (impianti, fabbricati, ecc)
    Grazie (le ho in carico a 1,15….)

  15. @ 14 – ‘azz scusa per il doppio post….. sono proprio fuori di mela! mi leggo la risposta e annullo il msg 14….

  16. come mai la Campari entrerà nel paniere principale e non la Maire ?

    grazie

  17. perchè è solo dal 2007 in borsa ?

    ancora deve fare ” esperienza” ?

  18. Maire T.

    IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE CONFERMA I
    RISULTATI E APPROVA IL BILANCIO CONSOLIDATO ED IL
    BILANCIO DI ESERCIZIO AL 31 DICEMBRE 2008
    Principali dati consolidati al 31 dicembre 2008 (rispetto al 31 dicembre
    2007):
    · Ricavi: €2.463 MN (+24%)
    · EBITDA: €187 MN (+29%)
    · Risultato Operativo (EBIT): €167 MN (+28%)
    · Utile dell’esercizio: €123 MN (+67%)
    · Utile netto di Gruppo: €117 MN (+60%)
    Dividendo proposto: €0,11 per azione (+57% rispetto a €0,07 distribuiti
    nel 2008), con stacco della cedola il 18 maggio 2009 e pagamento del
    dividendo dal 21 maggio 2009

    L’Utile netto di Gruppo (al netto degli interessi di terzi per €5 milioni),
    è pari a €117 milioni, in aumento del 60% rispetto ai €73 milioni
    registrati nel 2007.
    La Posizione Finanziaria Netta è positiva per €349 milioni (net
    cash), che si confronta con la posizione positiva di €418 milioni al 31
    dicembre 2007.
    Il Patrimonio Netto ammonta a €331 milioni, in crescita del 25%
    rispetto ai €265 milioni al 31 dicembre 2007.

    ..Vi ricordo che MARIA ha 322 Mil di azioni
    …e 350 Mil di EURO in cassa

  19. scusa Riccardo, ho inserito questo scritto pensando possa essere utile……..

    Puntare sul dividend yield?

    Rischi e opportunità

    “Puntare sulle cedole?” si chiede l’ultimo numero del settimanale Il Mondo in un articolo ambiziosamente pubblicato nella rubrica “Strategie” della sezione “Mercati”. Peccato che di strategie l’articolo non parli, limitandosi a presentare la nascita di un nuovo indice, il Global select dividend index della Dow Jones, e una lunga lista di prodotti – fondi ed Etf – tra i quali può scegliere chi in Italia voglia investire in strumenti azionari ad alto tasso di dividendo. Resta la domanda: perché puntare sui dividendi? E’ una strategia redditizia? Quali sono i rischi e quali le opportunità?

    Cercherò di dare delle risposte semplici, ispirandomi a un maestro di chiarezza come Aswath Damodaran (nella foto) e al suo eccellente libro Investment Fables, Exposing the Myths of ‘Can’t Miss’ Investment Strategies.

    Gli apparenti vantaggi

    Chi propone una strategia basata sui dividend yield sottolinea di solito due apparenti vantaggi:

    a) l’appeal derivante dalla fusione del potenziale di crescita delle azioni con flussi cedolari paragonabili, e a volte superiori, a quelli dei bond;

    b) le qualità difensive: anche quando le azioni entrano in un bear market, si può contare sul dividendo; e poi i titoli che pagano i dividendi più alti sono spesso large cap in settori difensivi, che offrono maggiore stabilità nelle fasi di ribasso.

    La teoria

    Ma i dividendi rendono davvero un investimento azionario più attraente? Il punto, tra gli studiosi di finanza, è controverso.

    Esiste una famosa teoria, chiamata teorema di Modigliani-Miller, secondo la quale non c’è motivo per cui un investitore dovrebbe dare importanza ai dividendi. Se il dividendo aumenta – argomentano Modigliani e Miller – diminuisce il tasso di crescita, e il rendimento totale resta invariato.

    Ma altri non sono d’accordo, citando benefici empiricamente verificabili di una politica di alti dividendi. Una società che aumenta i dividendi segnala al mercato la sua fiducia nella crescita futura. E viene di solito premiata con un rialzo del prezzo del titolo.

    Dividendi sufficientemente elevati limitano poi il rischio che il management diventi meno rispettoso degli interessi degli azionisti, imbarcandosi, ad esempio, in progetti d’investimento poco redditizi per fini di mera espansione e di prestigio personale.

    Il responso della storia

    Qual è l’evidenza storica? I titoli ad alto tasso di dividendo generano ritorni superiori?

    Damodaran, nel suo libro, pubblica i risultati di uno studio di Ken French, che copre il periodo dal 1952 al 2001. Il grafico è quello che segue:

    I titoli azionari sono stati ripartiti in decili, in base al dividend yield. E la performance è stata suddivisa in tre periodi, molto diversi tra loro.

    Nel complesso si evidenzia un lieve vantaggio per i titoli ad alto tasso di dividendo. Ma l’andamento è erratico: prevalgono gli alti dividend yield dal 1952 al 1971, i bassi dividend yield dal 1971 al 1990, e di nuovo gli alti dividend yield dal 1991 al 2001.

    Commenta Damodaran che forse i deludenti risultati nel ventennio 1971-1990 possono essere spiegati da un’analogia di comportamento con i bond, e cioè il ridotto appeal dei flussi cedolari in periodi di alta inflazione e tassi d’interesse crescenti.

    Quanto alle supposte qualità difensive, un altro studio di French, questa volta dal 1927 al 2001, dimostra come i titoli ad alto dividend yield abbiano in realtà performato peggio di quelli a basso dividend yield durante i bear market azionari.

    Un’applicazione famosa: i Dow Dogs

    Un’applicazione semplice e famosa delle strategie basate sui tassi di dividendo sono i cosiddetti Dogs of the Dow, i dieci titoli del Dow Jones con il dividend yield più alto, da acquistare a inizio anno e tenere fino a fine anno, per essere rimpiazzati dai nuovi Dogs.

    E’ una strategia che funziona? Secondo il suo inventore, sì (vedi dogsofthedow.com). Dal 1973 l’investimento nei dieci Dogs avrebbe reso il 17,7% annuo anziché l’11,9% dell’indice Dow Jones.

    Ma questo confronto, nota Damodaran, è distorto. Intanto, i dieci Dogs tendono a essere titoli con un livello di rischio superiore alla media. E poi, per gran parte del periodo interessato, i dividendi sono stati tassati più dei capital gain, fatto di cui non si tiene conto nei risultati che vengono sbandierati, e che potrebbero essere, dunque, solo un miraggio.

    Il problema della concentrazione

    Investire in un numero ridotto di titoli scelti solo in base all’entità del dividend yield, come nel caso dei Dow Dogs, presenta inoltre un problema di concentrazione del portafoglio, di cui è meglio essere consapevoli.

    Storicamente, le differenze settoriali nelle politiche di remunerazione degli azionisti sono state molto forti. Banche, utility e real estate hanno spesso pagato alti dividendi. Mentre il settore tecnologico ha pagato dividendi bassi o inesistenti.

    Si tratta di diversità che hanno in parte a che fare con la tradizione, ma che più spesso si spiegano con motivi fondamentali.

    Nei settori più ciclici, dove gli utili sono volatili, o in quelli con il maggiore potenziale di crescita, dove però per sfruttare le opportunità bisogna reinvestire il più possibile gli utili, le società sono restie a pagare dividendi elevati. Al contrario, è nei settori più stabili e con minore potenziale di crescita che si trovano di solito le società con i più alti tassi di dividendo.

    Tre fattori di rischio

    Ma i fattori di rischio da cui l’investitore in titoli azionari a cedola elevata si deve davvero guardare sono soprattutto tre: dividendi non sostenibili, bassa crescita e tasse. Vediamoli in dettaglio.

    a) Dividendi non sostenibili

    La cedola di un bond è fissa, per contratto, fino alla scadenza. Ma per i dividendi non è così. Una società può decidere, se vuole, di ridurli o persino eliminarli.

    Non basta dunque che un dividendo si presenti come attraente. Un investitore deve chiedersi se sia sostenibile, e cioè se la società in questione sarà in grado di pagare il dividendo un anno dopo l’altro, e farlo crescere.

    Il modo più semplice per stimare la sostenibilità è di confrontare i dividendi pagati con gli utili del periodo, ossia calcolare il payout ratio. Un payout superiore al 100% significa che una società paga dividendi che eccedono gli utili, riducendo così il valore netto dei suoi asset e, di conseguenza, la capacità di crescere in futuro.

    Una regola spesso seguita dagli investitori professionali è di stabilire una soglia limite per il payout ratio, ad esempio di due/terzi o, al massimo, dell’80%.

    Questo metodo per calcolare la sostenibilità dei dividendi è il più semplice, ma non è il migliore.

    Gli utili sono infatti una misura contabile che può essere diversa, e anche molto, dall’effettiva generazione di cassa da cui poi dipende la possibilità di corrispondere dividendi agli azionisti. Come molti investitori hanno scoperto in occasione dei ripetuti scandali finanziari degli ultimi anni, gli utili sono un’opinione mentre solo i flussi di cassa (cash flow) sono un fatto.

    La vera misura della sostenibilità dei dividendi si ottiene allora mettendoli in relazione al flusso di cassa che residua dopo che una società ha pagato gli interessi ai creditori e soddisfatto le necessità di investimento legate al capitale fisso e al capitale operativo (working capital).

    E’ quello che in gergo si chiama equity free cash flow (EFCF), e che è dato da utile netto + svalutazioni e ammortamenti – spese nette in conto capitale – incremento del capitale operativo netto.

    b) Bassa crescita

    Una società che aumenta i dividendi distribuiti agli azionisti ha meno risorse da reinvestire nelle sue attività. Nel lungo periodo, è inevitabile che ciò si traduca in un più basso tasso di crescita degli utili.

    Della crescita attesa degli utili è evidente che l’investitore in azioni si debba preoccupare: è da qui che vengono le possibilità di apprezzamento nel tempo del valore di ogni titolo azionario.

    Chi punta su una strategia basata su alti tassi di dividendo deve allora sincerarsi che la crescita non ne risulti troppo sacrificata e che il tradeoff tra dividendi e crescita sia attraente.

    Come fa una società che ha payout ratio elevati (che cioè distribuisce ogni anno agli azionisti una percentuale elevata dei suoi utili) a mantenere tassi di crescita interessanti? Grazie alla qualità dei suoi investimenti, misurata dal rendimento dei mezzi propri o return on equity (ROE).

    La formula che riassume questo nesso è la seguente:

    Tasso di crescita degli utili di lungo periodo = (1 – Payout Ratio) (Return on Equity).

    Facciamo l’esempio di una società che distribuisca la metà dei suoi utili, e abbia dunque un payout ratio del 50% (0,5), e un ROE del 20% (0,2). Il tasso atteso di crescita degli utili sarà (1-0,5)(0,2) = 0,1 ossia 10%.

    c) Tasse

    L’ultimo fattore di rischio sono le tasse. Mentre le tasse sui capital gain posso essere differite, evitando semplicemente di vendere gli asset che si sono apprezzati, le tasse sui dividendi devono essere immediatamente pagate, facendo lievitare nel tempo l’ammontare di profitti lordi che un investitore vede sfumare in imposte.

    Inoltre, in alcuni paesi (è stato il caso anche degli Usa fino al 2003) le aliquote applicate ai dividendi sono superiori a quelle sui capital gain. Meglio, insomma, controllare per tempo.

    In conclusione

    La conclusione di questa analisi è che l’investitore attratto da una strategia basata sugli alti tassi di dividendo, per avere successo, non si può fermare a considerare solo l’entità della cedola. Potrebbe ritrovarsi con un paniere di titoli molto rischiosi, concentrati sotto il profilo settoriale, a crescita bassa o negativa, con dividendi insostenibili.

    Dovrà invece applicare al processo di selezione dei titoli almeno tre criteri congiunti: dividend yield elevato (uguale o superiore a quello dei bond a lungo termine), payout ratio non eccessivo (non superiore a 2/3), e apprezzabile crescita degli utili nel lungo periodo (a tassi almeno pari a quelli del Pil nominale, e cioè dell’economia nel suo complesso). Dovrà infine tenere d’occhio le tasse e mirare a costruire un portafoglio non troppo sbilanciato a livello settoriale.

  20. Ciao Salus… non ti preoccupare questo periodo son cotto anche io!! :(

    Enrico, è davvero molto interessante l’articolo che hai postato grazie! Mi trova praticamente d’accordo su tutto (come spesso ho sottolineato, sono tra quelli che non ama cedole altissime!) e peraltro ha ripreso l’argomento del Roe Netto a me tanto caro!

    Per quanto riguarda Maire ho visto il bilancio e come la solito non è affatto male, con tanta cassa, redditività alle stelle e ancora una volta un prezzo che sembra troppo basso! Unico piccolo difetto è stato quell’aumento significativo del CCN!

    Per quanto riguarda il perchè dell’entrata di Campari invece che MT è dovuto principalmente ha un fatto di capitalizzazione, l’S&P Mib credo che come vincolo abbia solo quello dei 40 titoli più capitalizzati in Italia! ;-)

  21. ciao riccardo, un sito che io stimo molto, cobraf.com che iride è una buona opportunità a questi prezzi, tu che dici?

  22. di Iride

    mi piace solo ARCOBALENO

    :mrgreen:

  23. Ciao Igegnie, Iride già ho preparato il foglio, appena ho tempo, pubblico l’analisi sul blog! :-)

  24. Ciao Riccardo, potresti ricontrollare le formule del roe che hai messo nel foglio di MT? da una perte mi trovo un numero dall’altra un altro.. poi volevo chiederti come mai consigli un P/E minore di 20 nel foglio di calcolo come spartiacque.. grazie

  25. Ciao Ricky, per quanto riguarda il P/E, il valore andrebbe rivisto ora, comunque quel valore viene fuori da qui: http://analisifondamentale.investireoggi.it/payback-obbligazionario-e-pe-70.html

    Per quanto riguarda il Roe di Maire Tecnimont abbiamo ora:

    Utile Netto: 117 milioni
    Patrimonio 2007: 265 milioni
    Patrimonio 2008: 330 milioni

    Roe: 117/media(265:330)= 20%

    Nel vecchio foglio il valore del Roe era calcolato solo sul patrimonio dell’anno precedente, ma non era del tutto corretta come operazione (appunto conviene usare la media del PN che ha “lavorato” durante l’anno)!

    A presto!

  26. Per il P/E tutto chiaro, grazie.. per il discorso di MT quello che intendevo è che sulla parte sinistra dell’ultimo foglio postato c’è scritto ROE 63.35% mentre nella parte in basso a destra 27.73% , anche ipotizzando un calcolo diverso mi sembrano molto diversi i valori. grazie

  27. Ciao Ricky, quel foglio comunque non lo guardare più che era vecchiotto e con diversi errori, tra i quali quello del Roe, che da una parte era calcolato come Utile / PAtrimonio Anno precedente e dall’altra come Utile / Patrimonio anno attuale e se verifichi in effetti vengono quei due valori! :-)

  28. 2009-04-07 14:44

    Maire Tecnimont: accordo con Gazprom
    Contratto da 15 mln per estensione di un impianto di polietilene

    ROMA, 7 APR – Accordo tra l’azienda italiana Maire Tecnimont e la societa’ controllata dal gruppo russo Gazprom, Novy Urengoy Gas Chemical Complex (Nugcc).L’accordo riguarda l’estensione di un impianto di polietilene. L’intesa viene sottoscritta nell’ambito della missione commerciale italiana in Russia. Il contratto iniziale ha un valore di 15 milioni di euro e prevede la fornitura di servizi di ingegneria di dettaglio e servizi tecnologici per l’ampliamento dell’impianto chimico in Siberia.

  29. Campari brinda con Wild Turkey: Equita stima impatto positivo su Eps 2010

    Campari ha annunciato l’acquisto di Wild Turkey, premium brand di bourbon whiskey negli Stati Uniti. Il prezzo totale dell’acquisizione è di 575 milioni di dollari, pari a 433 milioni di euro al tasso di cambio corrente. “Dai primi calcoli, stimiamo un impatto accrescitivo sull’utile per azione 2010 vicino al 4-5%, con una leva finanziaria ancora più che sostenibile”, commentano gli analisti di Equita sim in una nota uscita oggi e visionata da questa testata, confermando la raccomandazione buy (titolo da acquistare) fino a 6,6 euro. A loro avviso “il prezzo corrisponde ad un EV/Ebitda atteso a 12 mesi di 12 volte, che è allineato al track record del gruppo e ci sembra fair, anche se in questo contesto di mercato ci saremmo potuti aspettare un maggiore potere negoziale per Campari rispetto ad un player indebitato come Pernod”. “Anche dal punto di vista strategico l’acquisizione ci sembra opportuna in quanto consente il rafforzamento nel segmento premium in Usa con un brand a elevata redditività e creare i presupposti per un’espansione in Australia e Giappone”.

  30. Bell’acquisizione di Campari! Mi è piaciuta molto e soprattutto aumenta un po’ la sua presenza negli Usa, dove latitava! Dopo provo a farmi due calcoli su quanto potrebbe pesare sull’indebitamento! ;-)

  31. ma in Schneider Electric

    Non si può scrivere, come mai ?

    :(

  32. Ciao Enrico, purtroppo ci sono un po’ di lavori in corso su tutto il sito investireoggi, soprattutto per quanto riguarda i blog, per cui ogni tanto succede qualche pasticcio (soprattutto perchè io di internet ci capisco pochissimo!)!

    Comunque commenti attivati anche sull’ultimo post! :mrgreen:

  33. ok grazie

    alla prossima

    sarei costretto ad acquistare azioni ITTIERRE !!!!

    :mrgreen:

  34. Ahahah…ok ok, promesso!

    Comunque mi sto impiccando sul blog, che ha tante funzionalità nuove, ma ancora qualcosa da mettere a punto! :-)

  35. Maire Tecnimont, una societa’ nuova ma dal grande passatodel

    8/04/2009

    Maire Tecnimont è uno dei fiori
    all’occhiello dell’industria e della
    tecnologia italiana.

    La società nasce nel 2005 dall’unione
    di Maire Engineering e Tecnimont.
    Questi due nomi possono dir poco a
    prima vista, ma sono eredità di due grandi
    gruppi industriali italiani.
    Maire è infatti la denominazione assunta
    da FIAT Engineering, un tempo divisione
    del gruppo FIAT nel settore della realizzazione
    di impianti industriali. Tecnimont, invece, era
    la divisione ingegneria e sviluppo del
    gruppo Montedison.

    Oggi, Maire Tecnimont è attiva su scala
    internazionale nel settore dell’ingegneria
    industriale ed è in grado di effettuare
    realizzazioni e fornire servizi in quattro
    aree diverse: Chimico e Petrolchimico,
    Oil & Gas, Energia e, infine, ingegneria
    civile ed infrastrutture. Esso opera in 24
    paesi su quattro continenti: Europa, Asia,
    Africa e Sud America.

    Al 31 dicembre 2008, il fatturato è risultato
    pari a 2,463 miliardi di euro, mentre
    l’utile operativo è stato di circa 167 milioni.
    Una società molto interessante sia
    per il business di riferimento, sia
    per i numeri. Sicuramente con molte
    carte in regola per essere considerato
    per il portafoglio.

    In primis, nonostante la grande e
    lunga storia che c’è dietro le due
    società che si sono fuse per dare
    origine a Maire Tecnimont, il
    gruppo è relativamente giovane.

    La nascita del gruppo con questa
    struttura risale solo all’ottobre del
    2005, quando avvenne la fusione,
    mentre la quotazione è addirittura
    risalente al novembre del 2007.
    Così, i tassi di crescita storici, che
    a prima vista sarebbero molto buoni,
    sono poco significativi e dovrebbero
    passare un po’ di anni prima di avere
    una storia borsistica significativa.

    Il business del gruppo, poi, è piuttosto
    ciclico e quindi la crisi attuale non è
    proprio l’ambiente migliore per questa
    società.

    Non a caso, gli analisiti si aspettano
    già una contrazione di utili e ricavi.
    Gli EPS di Maire sono attesi, per
    il 2010, a 0,27 euro per azione,
    contro i 0,364 dell’esercizio chiuso
    nel 2008. Un calo non proprio
    trascurabile. Le vendite, invece, sono
    attese piuttosto stazionarie.

    Naturalmente, come tutte le società
    cicliche, probabilmente in caso di
    inversione del quadro macro Maire
    potrebbe facilmente battere le stime
    che al momento sono basate su
    prudenza ed anche un po’ di
    pessimismo.
    Ma ovviamente, se il ciclo economico
    non inverte, allora le stime potrebbero
    rivelarsi corrette, se non ottimistiche.

    Va comunque segnalato che anche
    con un EPs intorno a 0,27, ai prezzi
    attuali la valutazione non è eccessiva
    e corrisponde ad un P/E di 5,15.

    Questo gruppo è quindi da monitorare
    bene e se il ciclo economico mostrerà
    segni di miglioramento, allora potrebbe
    diventare interessante.

  36. Grazie come al solito Enrico! ;-)

  37. Stipendi e manager

    Entra in classifica anche Fabrizio Di Amato, presidente di Maire Tecnimont, con 1,23 milioni lordi, più del triplo rispetto allo stipendio 2007, che era di 370mila euro. il gruppo di ingegneria e costruzioni nel 2008 ha aumentato l’utile netto consolidato del 60% a 117,4 milioni. Agli azionisti andrà una cedola di 11 centesimi per azione, il 57 rispetto ai 7 centesimi dell’anno precedente.

    :mrgreen:

  38. Stipendi e manager

    Entra in classifica anche Fabrizio Di Amato, presidente di Maire Tecnimont, con 1,23 milioni lordi, più del triplo rispetto allo stipendio 2007, che era di 370mila euro. il gruppo di ingegneria e costruzioni nel 2008 ha aumentato l’utile netto consolidato del 60% a 117,4 milioni. Agli azionisti andrà una cedola di 11 centesimi per azione, il 57 rispetto ai 7 centesimi dell’anno precedente.

    :mrgreen:

  39. Tratto da FOL e scritto da altro utente …. :roll: :roll: ….. a questo punto chiedo aiuto a te Riccardo e a Zener …. qui sembra che uno stesso bilancio possa esser letto in 10 modi diversi!

    “Premessa: questa analisi è rivolta a persone che siano interessate ad investire in un’ azienda (lungo), piuttosto che scommetterci (corto). Quindi pregherei eventuali trader-scalper da evitare di controbbattere con AT o cose simili, in quanto nè trattato, nè preso in considerazione da un cassettista, ad eccezione del timing di entrata che può concedere ulteriori margini di profitto anche ad un longhista.

    Detto ciò, veniamo a noi.
    oggi mi cimento nell’ analisi del bilancio 2008 di maire tecnimont. Partendo dallo Stato Patrimoniale, salta subito agli occhi un eccessivo quanto inaspettato DEBITO.
    il Patrimonio Societario è di circa 330 milioni di euro, di cui 108 milioni fra Capitale e Riserve, e il restante fra utile 2007 portato a nuovo e utile 2008.

    Per farci un’ idea della forza monetaria dell ‘azienda sommiamo al P.N. le Disponibilità liquide (cassa) e le attività finanziarie (iscritte nel bilancio come Strumenti finanziari – Derivati), e le immobilizzazioni materiali (immobili,impianti,macchinari) in quanto importanti per le banche per prestare denaro.

    Arriviamo così a circa 930 milioni di Euro.

    Ecco arriviamo al momento cruciale: ovvero io sono un investitore cassettista indipendente da tutto e da tutti e quando trovo un bilancio brutto mi passa la voglia di analizzarlo poichè so che non metterò neanche un euro in quell’ azienda. E’ proprio questo il caso.
    Cioè solo i debiti scadenti entro l’esercizio sono 1.772.691.000 €!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Di cui più di 770 milioni di fatture da pagare ai fonitori!!!!!!! AAAAAAAGGGGGHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!

    se non mi fermo qua mi fermo adesso:

    Anno 2008, margine di profitto sul fatturato,
    fatturato: € 2.462.794.000
    utile: 122.625.000
    margine: 4,98%

    se fossi un’ azionista serio che tiene alla società ed al suo bussiness, avrei preferito che per l’ esercizio 2008 non venisse distribuito il dividendo.
    Mi spiace dirlo ma è la classica azienda che aumenta i margini aumentando l’indebitamento.”

  40. Ciao Paolo!

    Premesso che sicuramente si possono avere moltissime opinioni diverse sui bilanci, anche perchè sennò non ci sarebbe mercato e che poi ci possono essere preferenze e competenze diverse (chi vuole maggiore soolidità, chi guarda a prospettive future, chi preferisce guardare ai multipli, chi da più importanza a redditività etc etc), la persona che ha scritto quest’analisi ha le idee un po’ confuse.

    Prima di tutto avere tanti debiti commerciali non è assolutamente negativo, significa avere cassa in mano e farla attendere ai fornitori e quindi abbassare il circolante (anzi è segno che la società è forte rispetto ai fornitori).
    Non è come avere tanti debiti finanziari che posso realmente mettere a repentaglio la stabilità finanziaria.

    Poi boh…non capisco bene cosa intenda per “forza monetaria”, in cui peraltro va a sommare patrimonio netto a poste dell’attivo (dato il patrimonio netto è differenza tra attivo e passivo non ha molto senso) e che paragona questa grandezza con quei debiti commerciali, piuttosto che con la PFN.

    Poi si arrabbia per la distribuzione dei dividendi, ma la guarda dallo stato patrimoniale e non dai flussi di cassa, altra cosa strana.

    Insomma, modestissimo parere, mi sembra un po’ confusa come analisi, poi è vero che MT ha dei difetti (a mio parere è sottocapitalizzata a livello di attivo/patrimonio), però ognuno ha le sue opinioni e questa non la condivido molto. ;-)

  41. Azz Enrico…si è alzato un po’ lo stipendo eh :D

  42. certo

    è inflazione galoppante

    :mrgreen:

  43. Grazie Ric. … la tua opinione è invece condivisa da molti …. quindi seppure il titolo sia sceso nuovamente sotto 1,40 eu. credo che il tizio abbia davvero confuso parecchi aspetti dell’analisi di bilancio.

  44. Ciao Paolo! A me Maire interessa, però con questo mercato e questi prezzi del petrolio ci vado cauto, penserei ad un’entrata solo se tornasse all’1,20! ;-)

  45. » 2009-04-29 12:27

    Arcelormittal: forti perdite

    Fatturato dimezzato per la crisi economica

    PARIGI, 29 APR – Il numero uno mondiale dell’acciaio ArcelorMittal ha annunciato una perdita netta di oltre un miliardo di dollari per il primo trimestre. Il fatturato e’ stato dimezzato per la crisi economica. La perdita netta ha toccato 1,1 mld di dlr (816 mln di euro),quasi il doppio dei 570 mln attesi dagli analisti di Dow Jones Newswires. Le vendite del gruppo,in sofferenza per la crisi che coinvolge i principali clienti, l’auto e l’edilizia, sono crollati a 15,2 mld di dlr (29,8 nel 1/o trimestre 2008).

  46. Vabbè se questi devono essere gli effetti sul titolo, ben vengano dati orribili ….. delle altre società ovviamente!

  47. Ah però, del settore acciaio è ormai qualche mese che ne penso male, però non mi aspettavo un impatto così forte, specialmente su un colosso come ArcelorMittal!

    Staremo a vedere la piccola, ma quindi meno esposta, Danieli cosa combinerà.

    Il mercato oggi ha parlato chiaro, arcelor -3%, danieli +5%!

  48. Ciao Ric ho visto che sei tornato ….. Perma sembra interessante, ma io faccio fatica a staccarmi da perle come Danieli o MT. Hai visto che corsa? Certo è salito tutto tu dirai! Però molto senza motivo … le 2 citate invece ….

  49. Ciao Paolo! Lascia stare Maire :mad:

    Quando era sotto l’euro son stato indeciso se premere il grilletto, poi son stato un po’ impicciato e ogni volta mi sembrava di perder il treno e ora…sai com’è andata meglio di me! :(

    Almeno però, buon per te! :mrgreen: :mrgreen:

Lascia un commento

:-)  :D  :mrgreen:  :(  ;-)  :roll:  :mad: