Come analizzare lo stato patrimoniale di una società? Cosa guardare?
Oggi riprendiamo il discorso iniziato una decina di giorni fa, riguardo l’analisi finanziaria di un’azienda. Dopo aver visto dove reperire i dati e poi aver analizzato il conto economico, oggi andremo a vedere lo stato patrimoniale di un’azienda.
Innanzitutto
lo stato patrimoniale, a differenza del conto economico e del rendiconto finanziario, mostra degli stock di capitale ad una determinata data e non dei flussi di capitale durante un intervallo di tempo.
Lo scopo dello stato patrimoniale è mostrare le fonti che finanziano gli investimenti e, appunto, gli impieghi. Nell’attivo troviamo gli impieghi ed investimenti (che si suddividono in “correnti+non correnti” oppure in “circolante+immobilizzazioni), mentre nel passivo troviamo le fonti che lo hanno finanziato, che posso essere “equity” (capitale proprio, ovvero il patrimonio netto) oppure “debt” (le passività, che son capitale da terzi, sulle quasi possono essere pagati o meno degli oneri).
Ma, come al solito, questi post vogliono essere di carattere più operativo e utile al fine degli investimenti, piuttosto che una rassegna accademica delle voci di bilancio. Come al solito prendiamo l’esempio del bilancio di Eni e in particolare dello stato patrimoniale:

- come potete vedere la divisione è chiara: totale delle attività (attività correnti + attività non correnti), totale delle passività (passività correnti + passività non correnti) e patrimonio netto; sempre, per definizione, il totale dell’attivo è uguale al totale delle passività + il patrimonio netto
Cosa si va a vedere a questo punto? Cos’è rilevante?
- prima cosa che si può fare è vedere la composizione dello stato patrimoniale e vedere quindi il leverage (l’effetto leva) che la società utilizza; per farlo bisogna fare totale attività / patrimonio netto, nel nostro caso (con i dati 2008) 116.590 / 48.510 = 2.4, un valore abbastanza alto, significa che il patrimonio netto copre solo il 40% degli impieghi e che il resto è finanziato da capitale di terzi, in generale più il valore del leverage è basso, meglio è, perchè significa che la società si autofinanzia con i soldi proprio e non ha bisogno di capitale di terzi (non fraintendete, in una società che capitalizza 68 miliardi di euro e con quel business, non è nulla di incredibile, ma se parliamo di una small cap o una società comunque meno solida, non è valore basso)
- a questo punto due misure fondamentali da vedere sono l’indebitamento finanziario netto e il capitale circolante netto; l’indebitamento finanziario netto rappresenta appunto il livello di debiti finanziari (attenzione, non sono da confondere con quelli commerciali e tributari che hanno carattere “operativo”) al quale però vanno sottratti i crediti finanziari e le disponibilità liquide; nel nostro caso: passività finanziarie a breve termine (6.359) + quota a breve di passività finanziari a lungo termine (549) + passività finanziaria a lungo termine (13.929) – disponibilità liquide ed equivalenti (1939) = 18.898, che euro più euro meno è l’indebitamento finanziario netto di Eni; il capitale circolante netto operativo invece è dato da crediti commerciali (22.222) + crediti tributari (170) + rimanenze (6.082) – debiti commerciali (20.515) – debiti tributari (1.949) = 6.010 (anche qui con un minimo di approssimazione), le dinamiche del circolante, fondamentali per i flussi di cassa, le vedremo appunto, nell’analisi del rendiconto finanziario
- ricordo che dopo aver calcolato l’indebitamento finanziario netto, è possibile calcolarsi il capitale investito netto, che è indebitamento finanziario + patrimonio netto e questo, che è la “fonte”, finanzia i due principali impieghi in capitale circolante netto (non operativo attenzione) e in immobilizzazioni (per cui per defininzione: D + E = CIN = CCN + I)
- altro aspetto importante da vedere sono il livello di immobilizzazioni materiali (immobili, impianti e macchinari), più è alto, più nell’attivo c’è materiale “tangibile”, che nonostante l’annuale svalutazione per l’usura, rappresenta valore reale; per lo stesso motivo il valore delle attività intangibili e il goodwill (la differenza tra il prezzo di acquisto di un attività e il suo valore di mercato) è consigliabile che non siano troppo elevati (ovviamente con le solite distinzioni del caso, se parliamo di una large cap ad alta redditività, ci interessa poco, se la redditività è modesta già di più, se parliamo di una start up con bassissima redditività, allora un alto valore del goodwill e degli intangibles ci può preoccupare)
- altro aspetti rilevante è la quantità di disponibilità liquide ed equivalenti, quella è vera e propria cassa che serve sia a finanziarie in caso di bisogno le attività operative, oppure può essere distribuita sotto forma di dividendo, oppure usata per acquisizioni, per buyback, insomma il livello delle disponibilità liquide è rilevante, ma attenzione non fate l’errore di considerare “tanta cassa = ottimo”, la cassa è buona se ben utilizzata negli anni e se crea valore per gli azionisti (sia direttamente che indirettamente), se non ci sono all’orizzonte acquisizioni, dividendi, buyback o “terremoti finanziari”, lasciare ferma la cassa per tanti anni è tutt’altro che positivo!
- infine riguardo il patrimonio netto, è importante in linea di massima che ci sia crescita da un anno all’altro, cosa c’è da guardare riguarda la voce “azioni proprie” (che sono appunto le azioni riacquistate tramite operazioni di buyback), che a mio parere nel calcolo del Roe e del Roi sarebbe opportuno risommare al patrimonio netto (altrimenti lo terrebbero “artificialmente” alto)
Direi che più o meno cosa c’è da guardare nello stato patrimoniale l’abbiamo visto. Ricordo che più dell’esperienza e dello “sbatterci il muso” non c’è niente, questi post possono offrire delle linee guida e degli spunti per un confronto, ma ovviamente non sono esaustivi, anche perchè ogni società è un caso a parte; tuttavia credo possa essere buon punto di partenza.
Alla prossima, con i post sul rendiconto finanziario!
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5 marzo 2010 alle 14:17
Ciao Riccardo,
avrei 3 domande sullo stato patrimoniale.
Comincio con la prima:
Leggendo il libro che ti citavo nell’altro post, mi chiedevo come funzionano le leggi in Italia relative alla rivalutazione di un marchio.
In USA ora è vietato rivalutare un marchio ed occorre inserirlo a bilancio al prezzo di acquisto. Inoltre se un’azienda (il libro “casualmente” citava la KO) ha sviluppato un marchio internamente a bilancio può inserire… 0$. Ossia non può mettere una cifra che gli pare a lei, quindi non può inserirlo.
Vale così anche in Italia?
Grazie, ciao
Francesco
6 marzo 2010 alle 1:25
Ciao Francesco, credo proprio che anche in Italia sia così, per lo meno da quanto sono stati introdotti i principi contabili IAS/IFRSm vale come negli Usa (e quindi come i principi GAAP).
Zener, probabilmente ne sa ancora di più, ma su questa domanda in particolare, non ci dovrebbero essere dubbi!
19 marzo 2010 alle 13:39
[...] finanzaria di un’azienda, dove avevamo già visto: dove reperire i dati, il conto economico, lo stato patrimoniale ed il rendiconto [...]
11 aprile 2010 alle 9:17
ciao a tutti
una domanda: cosa si deve guardare se si deve fare l’analisi economico-finanziaria di una fusione?
spero di avere una risposta
grazie
Silvio
11 aprile 2010 alle 11:49
Ciao Silvio, M&A non è il mio forte. Se provi ad essere un po’ più specifico ti provo ad aiutare, sennò attendiamo qualche lettore più preparato di me!
Eventualmente puoi buttare qualche occhio sul solito sito di Damodaran: http://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/, qui: http://investorsconsigliere.typepad.com/the_investors_consigliere/2010/01/buffett-on-ma-valuation-how-to-evaluate-an-acquisition.html e qui: http://www.expectationsinvesting.com/tutorial10.shtml !
11 aprile 2010 alle 13:22
ciao
grazie per la veloce risposta
dovrei trattare per una tesi di laurea la fusione tra AGAC, AMPS e TESA (e quindi la nascita di Enìa) e la successiva fusione tra Enìa ed Iride. e volevo sapere se http://www.eniaspa.it/upload/pagine/pagine/1098-31_12_2005.pdf e http://www.eniaspa.it/upload/pagine/pagine/321-documenti%20informativo.pdf potevano bastare per descrivere da un punto di vista economico finanziario le operazioni.
11 aprile 2010 alle 15:04
Beh si, per quel poco che so è tutto quello che ti serve!
22 aprile 2010 alle 17:49
Ciao Riccardo, complimenti come al solito!
Ho una domanda: come mai per per calcolare l’Utile netto si deve sottrarre all’EBIT anche i proventi finanziari, sempre che questi siano in positivo?
I proventi non sono un attivo?
Grazie
Bob
27 aprile 2010 alle 9:55
Ciao Bob!
Allora per fare i precisi “accademici” l’Ebit non è esattamente l’Utile Operativo, bensì Ebit = Utile Operativo + Proventi Finanziari. Quindi detto ciò, al momento di calcolare l’utile netto a partire dall’ebit, dovresti fare: Ebit + Proventi Finanziari – Oneri Finanziari – Tasse.
Se invece dell’ebit avessi disponibile l’utile operativo, allora dovresti fare solo utile operativo – oneri – tasse.
In realtà, anche in molti bilanci vedi che viene posto Ebit = Utile Operativo, ma appunto sarebbe un errore, l’utile operativo considera tutto ciò che è “operativo”, “caratteristico” e quindi i proventi non sono (o non dovrebbero essere) per un titolo industriale o di servizi un entrata caratteristica, al contrario l’Ebita non considera ciò che non è operativo ma a partire dai ricavi toglie qualcosa di passo in passo per arrivare all’utile netto.
Quindi, rispondendo sinteticamente alla tua domanda… I proventi vanno sommati all’ebit!
24 maggio 2010 alle 17:01
Salve
volevo sapere una cosa. è più corretto scrivere l’effetto leva come totale attività / patrimonio netto, Roe = [ Roi + (Roi – Kd) x D/E] x (1-t), o come Roi-TF?
Indice di elasticità può essere calcolato indifferentemente come Attivo Circolante/Capitale investito e Attivo Corrente/totale attività?
Inice di Rigidità può essere calcolato indifferentemente come Attivo Fisso/ capitale investito e Attivo non corrente/totale attività?
grazie
24 maggio 2010 alle 22:40
Ciao Giovanni,
Riccardo è uccel di bosco!!
Ti rispondo io nel frattempo !!
Dai un’occhiata a pagina 566 e 574 del cap 14 del libro:
“Financial Accounting. Costruire e leggere il bilancio secondo i principi contabili internazionali” McGraw-Hill, R. Libby
e avrai tutto chiaro su Roe, effetto leva e tutto ciò che è attinente all’argomento!!
Non devi comprarlo ma lo puoi scaricare gratuitamente ed integralmente il capitolo 14 ( analisi di bilancio per indici)del libro sopramenzionato al seguente link:
http://www.ateneonline.it/libby/areastudenti.asp
CIAO!
25 maggio 2010 alle 13:31
Hola Giovanni,
ogni tanto ritorno!
Fab mi ha anticipato alla grande, in ogni caso, entrando in dettaglio.
Nel primo caso la versione canonica e “più corretta” vorrebbe Roi – TF, ma totale attività / patrimonio netto va benissimo.
Nel secondo caso, sarebbe più corretto come attivito circolante / capitale investito, la seconda formula è un approssimazione, non sbagliata, ma appunto più “superifciale” (ma più semplice da calcolare, per quello si usa!).
Nell’ultimo caso, anche qui sarebbe più giusto calcolarlo nel primo modo: Attivo Fisso / Capitale Investito, ma siccome è più difficile da calcolare, spesso lo si approssima con attivo non corrente / totale attività.
In ogni caso, se ti serve per un esame/compito informati pure dal prof, perchè gli “accademici” son decisamente pignoli, per questo, quasi sicuramente ti chiederanno le versioni più difficili, ma indubbiamente più corrette.